Fare shopping di club: ecco il vero calciomercato

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C’è un calciomercato in corso, sposterà pesantemente gli equilibri esistenti e inciderà sui campionati a venire. Ma contrariamente a ciò che state immaginando esso non riguarda i calciatori. A essere oggetto di transazioni sono club minori dei campionati europei, entrati nel mirino di investitori extraeuropei ben noti a chi segue le vicende dell’economia parallela del calcio globale nonché spinti da interessi esclusivamente finanziari e lobbistici. E la logica di questi investimenti è la stessa che vado illustrando con cadenza quasi quotidiana sin dal giorno in cui scrissi il post in cui spiegavo che la mossa della Fifa di mettere al bando terze parti e fondi d’investimento sarebbe stata inefficace. Annunciata a fine settembre 2014 e ufficializzata con la circolare 1464 dello scorso 22 dicembre, questa misura è già inefficace. E non soltanto perché la sua attuazione si presenta molto complicata, ma anche e soprattutto perché i gruppi d’investitori che nell’ultimo decennio hanno tirato su le varie formule di Third Party Ownership (TPO) si stanno riorganizzando per eludere il divieto. Lo fanno comprando club minori in giro per l’Europa. Soprattutto in Spagna e in Portogallo, ma non soltanto.

Le cronache delle ultime settimane ci raccontano di un intensificarsi delle manovre su questo versante, e rispetto ai casi che ho descritto nel post datato 1 ottobre 2014 se ne sono aggiunti altri. A metà dicembre i giornali portoghesi hanno riportato la notizia del cambio di proprietà al Leixoes, club della città di Matosinhos che milita in Segunda. A cedere la quota maggioritaria del pacchetto azionario (56%) è stato Carlos Oliveira.

Carlos Oliveira

Carlos Oliveira

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Che è soltanto omonimo del protagonista della saga Resident Evil, e che da presidente della SAD (Sociedade Anonima Deportiva) è stato condannato nel luglio 2012 assieme a altri tre amministratori del club per abuso de confiança fiscal: nove mesi di prigione, pena sospesa, per non avere pagato l’IVA di agosto 2008 e dei mesi di maggio, giugno e luglio 2009. All’epoca dei fatti e della successiva condanna Oliveira era soltanto l’azionista di maggioranza del Leixoes. Ma a giugno del 2014 ne è stato eletto presidente dall’assemblea dei soci del club, cioè dall’entità democratica che va distinta dalla SAD. Ciò che è ulteriore dimostrazione di come non sempre la partecipazione democratica dei tifosi-associati è di per sé garanzia di una maggiore qualità nella scelta dei vertici e nel controllo sulla governance, e che a fare la differenza è una più alta consapevolezza dei tifosi stessi rispetto al ruolo che possono esercitare sulle sorti del loro club. Ma questo è un altro discorso. Più importante sottolineare che, al momento di insediarsi e riverstire il doppio ruolo di presidente della SAD e azionista di maggioranza, Oliveira prende l’impegno di ristrutturare il debito da 2,4 milioni di euro del club. Dopo nemmeno sei mesi Oliveira ristruttura il suo, di debito: e cede il suo pacchetto azionario, per una cifra che notizie ufficiose danno sui quattro milioni di euro, a un gruppo brasiliano, J Winners. Un soggetto “legato al mondo dello sport” di cui si sa poco o nulla. Le sole pagine web rintracciabili sono quelle collegate alla notizia del passaggio di proprietà al Leixoes. E da quelle notizie si ricava soltanto i nomi dei due personaggi che stanno mettendo la faccia sull’operazione. A gestire il progetto è Carlos Eduardo Rodella, esperto di investment management che si muove tra Portogallo e Brasile. E, soprattutto, a fare da front man è Jaime Marcelo Conceiçao, lottatore brasiliano di Mixed Martial Arts (MMA) nonché personaggio pubblico dai tratti forti e controversi.

Jaime Marcelo Conceiçao

Jaime Marcelo Conceiçao

Cosa c’entri uno così con un club di serie B portoghese non è dato sapere. Si sa per sicuro, invece, che dietro J Winners si celi un imprecisato gruppo d’investitori europei ansiosi di mantenere l’anonimato. Magari nei prossimi mesi scopriremo chi siano costoro. Intanto possiamo già registrare la facilità e l’opacità con cui un club calcistico può passare di mano nel mercato globale di oggi. Del resto, guardando a quanto successo a Bari e a Parma non siamo certo noi italiani a poterci formalizzare su questo fronte.

Con l’avvio dell’anno 2015 si stanno verificando altri due casi di shopping calcistico, con investitori extraeuropei pronti a mettere le mani su club del nostro continente costretti a cercare un acquirente purchessia. Dei due casi in questione, uno riguarda una trattativa conclusa mentre l’altro si riferisce a un negoziato in corso. Ma entrambi schiudono l’orizzonte su un sistema calcistico europeo ormai totalmente permeabile alle scorribande di affaristi e finanzieri, interessati a fare denaro attraverso il pallone e sovente già nel business nella gestione di diritti economici di calciatori.

Il primo dei casi in questione riguarda il Freamunde, altro club portoghese di Segunda che sta vivendo una stagione contraddittoria. Sul campo sta conducendo un campionato di vertice: terzo in classifica a un solo punto dalla coppia di vertice formata da Oliveirense e Tondela.

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Fuori dal campo, invece, il club vive una pesante crisi finanziaria, coi calciatori che non percepiscono lo stipendio da cinque mesi e i tifosi che si mobilitano per realizzare una colletta. Fra l’altro, il Freamunde è stato protagonista (suo malgrado, va precisato) della stramba vicenda di un’amichevola-fantasma contro gli spagnoli del Ponferradina attorno alla quale si concentrò a agosto del 2014 un flusso anomalo di scommesse. Lo scorso weekend, al termine di un’assemblea iniziata nel pomeriggio di venerdì e andata avanti fino alle prime ore del mattino di sabato, i soci del club si sono dovuti rassegnare a compiere un passo che muta geneticamente il Freamunde. Hanno infatti votato per la costituzione di una SAD, e a seguire hanno dato parere favorevole alla cessione del 70% delle azioni a una compagine di investitori argentini il cui rappresentante portoghese è l’avvocato Miguel José Azevedo Brandao.

Miguel José Azevedo Brandao

Miguel José Azevedo Brandao

Costui è un personaggio molto addentro alle manovre che portano ai cambi di proprietà di club portoghesi, e soprattutto il loro passaggio sotto il controllo d’investitori esteri. Fu lui a favorire il passaggio del Beira-Mar di Aveiro sotto il controllo dell’avventuriero iraniano Majid Pishyar, presidente e CEO di una holding globale con sede a Dubai chiamata 32 Group, di cui è impossibile comprendere qualcosa.

Majid Pishyar

Majid Pishyar

Sul web ho trovato questa storia di una cittadina inglese, reduce da un tumore al seno, che aveva deciso di trasferirsi negli Emirati comprando un appartamento di nuova costruzione edificato da 32Group. A settembre 2012, dopo sette anni, aspettava ancora il rimborso della somma dato che dell’appartamento non si parlava più. Dal sito del 32Group si scopre che prima di arrivare al controllo del Beira-Mar la holding aveva gestito l’austriaco Admira Wacker e lo svizzero Servette Ginevra. Il primo fallito per debiti, il secondo quasi. Fra l’altro, Pishyar si lascia alle spalle in Svizzera anche degli strascichi extracalcistici. È questo il personaggio che Azevedo Brandao porta al Beira-Mar. E l’avvocato, da consigliere d’amministrazione del club aveirense, è in prima fila anche quando il club passa di mano a un altro personaggio tutto da raccontare: l’italiano Omar Scafuro.

Omar Scafuro

Omar Scafuro

Costui è già noto per un paio di vicende italiane. A fine anni Novanta prova a comprare l’Avellino raccontando di avere alle spalle il Milan di Berlusconi o, in alternativa, la Lazio di Cragnotti. Non era vero niente, e è Berlusconi in persona a smentire lasciandosi andare a una frase infelice (“Per me Avellino è come la Patagonia”). Poi nel 2006 Scafuro si ritrova al centro di una polemica sulla maxi-parcella assegnata alla sua società di consulenza Carrington and Cross dalla Regione Campania per stimare il debito della Soresa, la società regionale della sanità. Della vicenda finirà per occuparsi la Corte dei Conti. Nel frattempo Scafuro è in Brasile, dove compra un club delle categorie minori, il Leme. Da lì passa Willyan Barbosa, che per due stagioni transita dalle giovanili del Torino e viene successivamente acquistato dal Beira-Mar dopo che Scafuro acquisisce il controllo del club portoghese.E si tratta di uno degli affari più inspiegabili del club granata.

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Il passaggio di proprietà del club portoghese avviene nel dicembre 2013, e i giornali portoghesi raccontano di un’acquisizione del club da parte del Gruppo Pieralisi, multinazionale marchigiana delle macchine industriali per lo sfruttamento del ciclo dell’olio di cui Scafuro è rappresentante per Spagna e Portogallo. Su questo passaggio di proprietà scrissi a febbraio dell’anno scorso un articolo per Panorama.it. Le cui conseguenze furono immediate. Sul versante portoghese, l’ambiente aveirense aprì gli occhi sul personaggio che ha preso il controllo del club. Sul versante italiano, il Gruppo Pieralisi prese immediatamente le distanze dall’operazione. E pochi giorni prima che l’articolo (rimasto due settimane in attesa di pubblicazione) venisse caricato sul sito di Panorama, Scafuro era già fuori dal Gruppo Pieralisi. Rimane invece ben in sella al Beira-Mar, e gli tocca difendersi dall’accusa di non aver pagato a Pishyar l’acquisizione del club. Due galantuomini. A novembre scorso un’assemblea generale convocata dal 32 Group decreta la cacciata di Scafuro, che però fa ricorso al Tribunale di Aveiro e si vede dare ragione tornando così al vertice della SAD. Quanto alla situazione finanziaria del club, è un disastro.

Quando si catena il balletto fra Scafuro e Pishyar per il controllo del Beir-Mar, Azevedo Brandao si è già dimesso da consigliere del club e lavora per favorire l’accesso al calcio portoghese da parte di altri gruppo d’investitori. E porta a compimento la missione col Freamunde, il cui 70% viene acquisito dall’argentina Goldplayers. Che è una società di agenti di calciatori retta da Alejandro Bouza e Alberto Lavalle, ai quali per l’acquisizione del Freamunde si è associato il Nicolas Amato. Guardando alla lista dei calciatori assistiti si legge anche i nomi degli italiani Albano Bizzarri (Chievo) e Lucas Biglia (Lazio). Ma si tratta di una lista non aggiornata, dato che nelle schede personali Bizzarri viene dato ancora in forza alla Lazio e Biglia all’Anderlecht.

Albano Bizzarri

Albano Bizzarri

Lucas Biglia

Lucas Biglia

Che interesse può avere Goldplayers nell’acquistare un club della B portoghese? Indovinate un po’ voi. Un ultimo retroscena sulla vicenda: prima di prendere il Freamunde il gruppo argentino aveva provato a prendere l’Espinho. Pareva fatta, ma poi i soci del club preferirono consentire l’ascesa a un personaggio locale, Bernardo Gomes Almeida, leader di una coalizione denominta Movimento Centenario. Dunque per gli investitori argentini il Freamunde è addirittura una soluzione di ripiego.

L’altro caso di cui vi parlo riguarda la trattativa per l’acquisizione del Girona, club catalano che milita nella Segunda spagnola. Sommerso dai debiti, e col un proprietario Josep Delgado che in passato è stato oggetto d’una richiesta d’estradizione avanzata dallo stato polacco per reati fiscali e si rese pure irreperibile per 8 mesi, il club è in vendita. A trattarne l’acquisto è ancora una volta un gruppo argentino, e questo punto verrebbe da chiedersi se il peso non abbia preso quel ruolo di moneta globale del calcio che in altri settori appartiene al dollaro. A guidare il gruppo argentino ci sono due personaggi che per chi ha letto il mio Gol di rapina sono vecchie conoscenze.

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Uno è l’avvocato Ricardo Pini (affiancato in quest’avventura dal fratello Sebastian), che fino a luglio 2014 era presidente del club cileno Rangers Talca. Si tratta di uno dei club finiti nella lista dell’Afip (Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia delle entrate argentina) perché accusati di effettuare triangolazioni di calciatori a scopo di elusione fiscale. Un caso parecchio sospetto, per esempio, ha riguardato Santiago Garcia, ex del Palermo attualmente al Werder Brema.

Santiago Garcia

Santiago Garcia

Adesso il club è nelle mani di Jorge Yunge, un acquirente scelto dallo stesso Pini. L’altro socio argentino interessato al Girona è Humberto Grondona, figlio dell’ex presidente satrapo della federcalcio argentina, Julio. Grondona senior è morto lo scorso settembre, e questo era davvero l’unico modo per vedergli lasciare la poltrona di presidente federale. Il figliolo Humberto è da anni presidente dell’Arsenal Sarandì, club della serie A argentina che gioca in uno stadio intitolato a Julio Grondona. La famiglia innanzitutto. Pini e Grondona stanno cercando di comprare il Girona, e stando a quanto affermato dal Diari de Girona avrebbero al loro fianco fianco un investitore svizzero che lavora a Malta. Certe intersezioni le ho viste all’opera nel caso di Doyen Sport Investments, ma come al solito sono coincidenze. È invece una certezza che il gruppo argentino sia interessato anche e soprattutto a una speculazione immobiliare. Vorrebbero costruire una cittadella dello sport. Gli affari sono affari. Ma per adesso quello per l’acquisto del club catalano non va in porto, anche perché c’è da trattare con un osso duro come Delgado. Il quale vorrebbe versare i 650 mila euro proposti dagli argentini come anticipo per scalare il debito del club senza decurtarli dai 2,4 milioni da lui pretesi per cederlo. Gli argentini non ci stanno, e almeno su questo punto hanno ragione. Né si lasciano impaurire dal fatto che ci sia un altro gruppo di investitori pronto a prendere il Girona, Viene da Singapore, e è costituito da connazionali del nuovo proprietario del Valencia, Peter LIm, vogliosi di emularlo. E non ci stanno a maggior ragione perché intanto guardano anche altrove per acquistare un club europeo. Hanno messo gli occhi sugli scozzesi del St. Mirren. Perché la logica è sempre quella: un club vale l’altro, e in qualsiasi paese. Ciò che conta sono gli affari. Ma a differenza dei tifosi portoghesi o spagnoli, quelli scozzesi non ci stanno. Si vedrà come andrà a finire.

Schermaglie sono in pieno corso, dunque. Ma non crediate che si stia parlando di vicende distanti dalla realtà italiana. Interrogatevi piuttosto sulla strana situazione di alcuni club nostrani di A e di B. Qualcuno fra questi pure in (apparente) buona salute sia sul piano economico che su quello dei risultati sportivi. Il vero calciomercato si svolge nell’ombra e riguarda la scalata ai club da parte di gruppi d’investitori. E sperate di non accorgervene quando ormai sarà troppo tardi.

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Se Paco Casal tiene in scacco il Benfica e il Torino compra bidoni

Questo post è scritto a beneficio degli ingenui. Coloro che credono ancora al calciomercato come luogo in cui vengono svolte transazioni guidate da ragioni di opportunità tecnica, o per legittime esigenze di aggiustamento economico-finanziario dei club. Riguarda una vicenda portoghese. E a coloro che mi chiedano come mai io insista su fatti e episodi che si verificano in Portogallo, rispondo che quel paese è il centro motore dell’economia parallela del calcio globale. Lì l’operato delle terze parti e dei fondi d’investimento avviene alla luce del sole, e gli organi di comunicazione ne parlano come di una cosa che non suscita scandalo. Informarsi su ciò che accade nel calcio portoghese significa farsi un’idea precisa su ciò che sta accadendo nell’economia parallela del calcio globale e su quali siano le nuove frontiere per l’espansione del fenomeno.

Dell’episodio ha riferito il quotidiano O Jogo nell’edizione di ieri. Si parlava del contratto fra il Benfica e Maxi Pereira, esterno destro del club encarnado e della nazionale uruguayana.

Maxi Pereira

Maxi Pereira

L’accordo fra il club e il calciatore scade a giugno, e dunque a partire dal primo gennaio 2015 il calciatore entrerà in quella sorta di semestre bianco che gli permetterà di accordarsi già con un altro club. Grave che il Benfica sia giunto così tardi a discutere del rinnovo, ritrovandosi in una posizione estremamente indebolita sul piano negoziale. Ma non è questo il punto.

Il punto è che il rinnovo contrattuale si presenta molto complicato per il deteriorarsi dei rapporti fra il club e l’agente del calciatore. Che non è un personaggio qualsiasi. Si tratta infatti di Paco Casal, storico padrone del calciomercato uruguayano, da anni uno dei più potenti broker di calciatori al mondo.

Paco Casal

Paco Casal

Stando a ciò che O Jogo riferisce nell’edizione cartacea di ieri, il motivo del conflitto fra Benfica e Paco Casal risale giusto al precedente rinnovo contrattuale di Maxi Pereira firmato nel 2011, quando il giocatore aveva completato il primo quadriennio con le Aguias. In quell’occasione Casal fece entrare nell’accordo altri cinque giovani calciatori uruguayani. Perché così funziona quando si tratta coi broker sudamericani più potenti: se vuoi acquistare il calciatore forte o vuoi tenerlo con te, devi prenderti anche qualche brocco. Tanto per fare un esempio che dia l’idea: ricordate i mitici Antonio Pacheco e Gonzalo Sorondo, giunti all’Inter nell’estate del 2001 ai tempi in cui Alvaro Recoba vestiva la maglia nerazzurra? Ebbene, chi credete che fosse l’agente dei tre uruguayani?

Antonio Pacheco

Antonio Pacheco

Gonzalo Sorondo

Gonzalo Sorondo

Tornando ai rapporti tra Casal e il Benfica, il broker ottiene che il club compri 5 calciatori in cambio di 4,5 milioni di euro. Un accordo, fra l’altro, che stando a quanto riferisce una fonte dell’epoca è stipulato secondo un meccanismo che porta il Benfica a opzionare i calciatori e a dover sborsare una cifra tanto più elevata quanto più tardi eserciterà il diritto d’opzione. Il club encarnado paga, ma col trascorrere dei mesi fa i conti con una brutta sorpresa: dei 5 giocatori promessi ne arrivano solo tre. Si tratta di Gianni Rodriguez, proveniente dal Danubio, e di Jim Varela e Juan San Martín, entrambi dal Penarol.

Gianni Rodriguez

Gianni Rodriguez

Jim Varela

Jim Varela

Juan San Martin

Juan San Martin

Come volevasi dimostrare, si tratta di tre sòle. Tutti classe ’94, tutti arrivati a Lisbona nell’estate del 2013, non lasciano traccia. Rodriguez milita tuttora nel Benfica B in Segunda Liga portoghese, e dei tre è quello che mostra il curriculum di maggior pregio. Anche Jim Varela passa dal Benfica B, ma non ha nemmeno il tempo di riempire l’armadietto che viene spedito in prestito all’Espinho, anch’esso in Segunda Liga. Che per chi non lo sapesse ha un livello tecnico equiparabile alla serie D italiana. Lì ha messo insieme soltanto 10 partite nella scorsa stagione. Va via in prestito anche Juan San Martín. Pure a lui viene trovata una sistemazione in Segunda: la Farense, dove gioca 11 partite. E evidentemente si dimostra troppo scarso pure per la B portoghese, se è vero che all’inizio di questa stagione è stato rispedito in Uruguay. Gioca in prestito al Central Espaňol, serie B.

Trovatosi con solo tre dei cinque giocatori promessi, e per di più scarsi, il Benfica si sente danneggiato e pretende di rientrare della spesa per i due calciatori di cui mai ha beneficiato. E a partire da questa pendenza fra le due parti hanno origine i contrasti sul rinnovo fra Maxi Pereira e il Benfica. Morale della favola: il calciatore recalcitra non perché non abbia voglia di continuare al Benfica o perché ritiene l’offerta del club encarnado non all’altezza, ma perché così comanda il suo padre-padrone calcistico.

Avrete notato che non ho ancora menzionato gli altri due calciatori che facevano parte dell’accordo, i due delle cui prestazioni il Benfica non si è mai avvalso. Il primo è Elbio Álvarez, cresciuto nel Penarol. A dire il vero Álvarez sbarca a Lisbona. Peccato che sia rotto. Dalle scarne notizie reperibili sul web non risulta che abbia giocato una partita dall’estate del 2013.

Elbio Alvarez

Elbio Alvarez

Il secondo calciatore mai giunto a Lisbona è Gaston Silva.

Che non va al Benfica perché nel frattempo ha litigato con Paco Casal e ha cambiato agente. Adesso risulta in scuderia alla ProSoccer 24: la stessa di Iturbe, Paletta, del veronese (proprietà Udinese) Nico Lopez, e del decorativo romanista Paredes, e del fantasma Diego Laxalt: quello che ha girato fra Inter, Bologna e Empoli senza fin qui lasciare tracce. La cordata di Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Fino alla scorsa estate Gaston Silva ha giocato 25 partite nel Defensor. Da quest’anno è in forza al Torino, dove nelle prime sei gare di campionato non ha mai messo piede in campo. Lo si è visto all’opera soltanto a Bruges nella gara di Europa League, e per giudizio unanime degli inviati è stato il peggiore in campo fra i granata. Come mai il Toro ha ingaggiato questo bel soggetto? Saperlo…

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Gaston Silva nel giorno della sua presentazione al Torino

Il Barcellona, un modello. D’autocrazia – 2

Cari amici, ecco la seconda parte del mio articolo sul falso mito democratico del Barcellona. La prima parte è qui. Quandi ho iniziato a scrivere pensavo di concludere in due puntate, invece ne occorrerà una terza. Buona lettura.

Dalla conclusione di quell’affare Sandro Rosell ricava non soltanto un grande ritorno in termini di prestigio manageriale, ma anche un capitale di amicizie influenti. Innanzitutto quella con Ricardo Teixeira1, presidente della federcalcio brasiliana (CBF) ma soprattutto genero dell’ex presidente-autarca della Fifa, Joao Havelange. Un altro rapporto preferenziale viene stretto con la Traffic Sports2, un’agenzia brasiliana fondata nel 1980 a San Paolo dall’ex giornalista José Hawilla (che ha il vezzo di farsi chiamare J. Hawilla, come fosse J. R. Hewing di Dallas), il cui lavoro consiste nello sfruttamento commerciale a 360 gradi del prodotto calcio. Il che significa brokeraggio di contratti pubblicitari, acquisizione e commercializzazione di diritti televisivi, acquisto e gestione di partecipazioni sui diritti economici di calciatori, costituzione o acquisizione di club calcistici da utilizzare come punto di passaggio per calciatori da scambiare, logistica degli impianti sportivi.

José Hawilla

José Hawilla

Traffic Sports intermedia la firma del contratto ricavando una commissione del 5%, pari a 8 milioni di dollari3. Interrogato dalla commissione parlamentare sul perché la CBF abbia fatto ricorso a un’intermediazione per stipulare un accordo con la Nike, il dirigenteresponsabile per il Brasile della griffe americana Ingo Ostrowski risponde: “Chiedete alla federazione”4. Naturalmente omette d’aggiungere che quella stessa domanda andrebbe rivolta a Rosell.

L’amicizia fra l’attuale presidente del Barça e Teixeira continua e dà luogo a altri passaggi discutibili. Dopo aver lasciato l’incarico dirigenziale Nike si mette in proprio. Fonda la Bonus Sports Marketing e si lancia nell’acquisizione e commercializzazione dei diritti televisivi sulle partite di calcio. E li si verificano alcune coincidenze. Nel 2006 la CBF firma un contratto con un’agenzia d’intermediazione, dandole incarico d’organizzare amichevoli in giro per il mondo e garantire alla federazione un cachet di almeno un milione di dollari. Questa agenzia si chiama ISE, e elegge sede legale alle Isole Cayman. Il business CBF-ISE va avanti indisturbato, tanto che nel 2012 Teixeira firma un rinnovo decennale dell’accordo. La firma viene apposta in fretta e furia perché Teixeira sta per essere travolto dall’ennesimo scandalo, tanto da essere costretto pochi giorni dopo alle dimissioni5. E fra i motivi che portano alle dimissioni c’è anche quel contratto per le amichevoli. Il primo match che genera sospetti è un Brasile-Portogallo del 2008 giocato a Brasilia6. Gli inquirenti brasiliani scoprono che l’ISE versa in un conto della Uptrend Company, sede legale in New Jersey, 10,9 milioni di dollari relativi ai diritti di 24 amichevoli della nazionale brasiliana. Il destinatario del versamento risulta essere tal Alexandre R. Feliu7. Un modo patetico per nascondere l’identità di Rosell, che all’anagrafe fa Alexander Rosell i Feliu.

Un'azione dell'amichevole 2008 fra Brasile e Portogallo

Un’azione dell’amichevole 2008 fra Brasile e Portogallo

Messo alle strette, alla Rosell è costretto a ammettere di aver ricevuto quei denari. Però sostiene che si tratti di “onorari”, non di commissioni. Una bella supercazzola, ma basta e avanza per fargli scampare ogni appello alle responsabilità. Né gli mette ulteriore pressione il fatto che, come rivela A Folha de Sao Paulo8, a versare parte di quei denari provveda la signora Ana Carolina Wigand Pessana Rodriguez. Un nome e un cognome sproporzionati corrispondenti alla seconda moglie di Ricardo Teixeira9.

La storiaccia dei versamenti effettuati da ISE sul conto intestato al signor Feliu viene resa nota più o meno in contemporanea a quella dello strano percorso compiuto dal denaro che deriva dalla cessione di Neymar. Uno dei due casi sarebbe più che sufficiente per mettere in imbarazzo qualsiasi dirigente sportivo minimamente attento al requisito della trasparenza nell’esercizio del ruolo; due, poi, rappresentano un peso esorbitante. E per sovrammercato se ne aggiunge un terzo.

Succede infatti che lo scorso settembre Teixeira decida di eleggere la residenza a Andorra, uno staterello che oltre a essere un paradiso fiscale ha il vantaggio di non aver firmato col Brasile un trattato che consenta l’estradizione10. Rosell viene indicato come mediatore fra l’ex presidente della CBF e le autorità di Andorra affinché l’accordo per la concessione della residenza venga sveltito. E le cose non si fermano qui, perché un altro dettaglio s’aggiunge. Lo scorso aprile il Comitato Esecutivo della Fifa dichiara Havelange e Teixeira colpevoli di avere intascato tangenti – spacciate per commissioni – dalla ISL nel contesto del gigantesco affare dei diritti televisivi11. Ai due viene comminata una multa da 2,5 milioni di dollari, che viene regolarmente saldata ma non dai diretti interessati. Come rivela il quotidiano O Estado de Sao Paulo12, attentissimo nel monitorare la vicenda, la multa viene saldata da una società chiamata Bon Us, con passaggio di denaro attraverso il conto personale Peter Nobel, avvocato di Havelange. Da chi è controllata questa Bon Us? Il nome somiglia un po’ troppo a quello della Bonus Sports Marketing, ma le informazioni disponibili non autorizzano a certificare il nesso. La catena da seguire per risalire al controllo di questa società è lunga, ma compiendo tutti i passaggi se ne viene a capo. Il nome del suo presidente non viene dichiarato, ma da una visura risulta che la società è azionista della Co-Invest SP. Z.O.O., che ha sede legale in Polonia. Di questa società polacca è socio Joan Besoli, che è anche socio dello studio Comptages SL. A proposito di quest’ultimo vengono fuori altri due dettagli pesanti: si tratta dell’agenzia che ha curato la pratica per la concessione a Teixeira della residenza a Andorra; e ha come altro socio Sandro Rosell.

La facciata del palazzo in cui Teixeira va a risiedere, a Andorra (foto tratta da A Folha de Sao Paulo)

La facciata del palazzo in cui Teixeira va a risiedere, a Andorra (foto tratta da A Folha de Sao Paulo)

Il risultato di tanto bailamme è che le autorità di Andorra rivedono la loro posizione e revocano la residenza a Teixeira13. All’inizio di dicembre l’ex presidente della CBF viene invitato a levarsi dai piedi e a cercarsi un altro riparo dalla giustizia brasiliana14. E Rosell? Rimane al suo posto come se nulla fosse. E mentre il compare d’affari è costretto a cercarsi un’altra sede di latitanza, lui posa sorridente davanti alle telecamere per presentare l’innovativa partnership commerciale tra Barcellona e Intel15.

La presentazione della partnership tra Barcellona e Intel

La presentazione della partnership tra Barcellona e Intel

La democratica e partecipativa platea di soci blaugrana non batte ciglio. E non è la prima volta che si manifesta una così cinica indifferenza della tifoseria verso l’agire dei massimi dirigenti. Anche il predecessore di Rosell, Joan Laporta, poté operare indisturbato nel compiere traffici grossolani.

2. continua

Guerra alla Svizzera!

La notizia è stata riportata dall’edizione domenicale del quotidiano svizzero Le Matin, e è stata ripresa successivamente da Le Monde e da altri quotidiani europei: nello scorso fine settimana l’esercito svizzero ha condotto l’esercitazione annuale. Il che costituirebbe un fatto di routine se non fosse che i generali svizzeri, come sottolinea l’articolo di Le Monde, diano prova da un anno all’altro  “di un’immaginazione debordante”.

 

Il fronte dell'ipotetica invasione francese alla SAvizzera

Il fronte dell’ipotetica invasione francese alla SAvizzera

Nel caso in questione, la prova d’immaginazione sta nell’avere ipotizzato un attacco al territorio svizzero portato da una Francia super-indebitata, e dunque costretta a invadere il ricco vicino. Bizzarra trovata. Evidentemente per la buona riuscita dell’esercitazione bisognava proprio costruirci intorno una narrazione motivante. E per carità, lasciamo perdere ogni considerazione sul fatto che la determinante economica faccia scattare al massimo grado negli svizzeri l’istinto d’autodifesa.

 

All'armi Svizzeri!

All’armi Svizzeri!

Gli articoli sull’esercitazione riportavano altri dettagli, relativi alla simulazione dell’anno scorso. In quell’occasione venne prefigurato uno scenario apocalittico: un’implosione dell’Area Euro che affollasse le frontiere svizzere di migranti provenienti dai paesi più indebitati. Sarebbe a dire: Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna.

Gli ipotetici profughi provenienti da questi paesi verrebbero presi a cannonate, dunque? Non è dato sapere. Però a questo punto verrebbe voglia di coalizzare tutti i cassintegrati, gli esodati, i disoccupati, i senza tetto, i precari e pure gli immigrati dei cinque paesi mediterranei classificati dai generali elvetici come un’unica minaccia, e formare un gigantesco esercito che dichiari immediatamente guerra alla Svizzera. E lì staremmo a vedere quanto resisterebbe il valoroso esercito, santissimo protettore della Purezza del Franco Svizzero.

 

Facciamo guerra?

Facciamo guerra?

La ferita mai rimarginata del calcio portoghese

Guardate, nel link che allego a fondo pagina, la formula con cui sul sito di Publico, uno dei principali quotidiani portoghesi, è stata accolta la sconfitta della Grecia all’esordio mondiale contro la Corea del Sud. Il 2-0 messo a segno dagli asiatici è stato salutato non già come il risultato di una partita di calcio, ma come il verdetto giunto al termine di uno scontro fra idee e valori assoluti. Vincono la Giustizia e la Bellezza. Contro l’Ingiustizia e la Bruttezza, sottinteso. Il che, per chi ha visto la partita, è francamente sopra le righe. È soltanto accaduto che una squadra meritevole di vincere abbia battuto una squadra meritevole di perdere.

Ma dietro quel titolo c’è il pulsare d’una ferita mai sanata. I portoghesi non hanno ancora perdonato i greci, e mai lo faranno, d’aver sbarrato loro la strada nell’unica occasione storica in cui avrebbero potuto aggiudicarsi una grande manifestazione calcistica: i Campionati Europei del 2004, disputati giusto in Portogallo. In quell’occasione la nazionale greca (guidata come oggi dal tedesco Otto Rehhagel) batté addirittura due volte quella portoghese: 2-1 nella partita inaugurale del torneo e 1-0 in quella finale. E lo fece sempre giocando un calcio straordinariamente cinico, difensivo al massimo. Un calcio brutto e speculativo, secondo i detrattori. L’unico calcio che potesse praticare, a mio parere.

Sia come sia, per i portoghesi quella ferita rimane aperta. E ogni volta che i greci perdono, per loro si tratta d’un lenimento.

http://www.publico.pt/mundial2010/Show/houve-justica-e-beleza-na-primeira-vitoria-do-mundial_1441616