Una settimana da Mendes

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Questa è la descrizione della settimana trascorsa da Jorge Mendes, l’uomo più potente del calcio globale, tra mercoledì 19 agosto e giovedì 27 agosto. Facciamo settimana lunga, sì. Tutti i fatti riportati sono rigorosamente veri, o comunque citazioni da fonti non smentite di stampa portoghese e internazionale. La cronaca fa emergere una figura simile a quella di Bruce Almighty, il personaggio interpretato da Jim Carrey nel film circolato in Italia col titolo Una settimana da Dio. Così è stata l’ultima settimana di Jorge Mendes. Che rispetto a Bruce Almighty mostra una grande differenza: allo scadere di questa settimana non perde i superpoteri.

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MERCOLEDI’ 19 AGOSTO

 

Giorno di gloria e di rabbia al tempo stesso. Al Mestalla di Valencia si gioca il playoff di Champions League fra la squadra locale e il Monaco. Cioè due club pienamente sotto la sfera d’influenza di Jorge Mendes. Il Valencia è proprietà di Peter Lim, socio d’affari di Mendes nonché compare d’anello dell’agente in occasione delle recenti nozze religiose con la signora Sandra Barbosa. Il Monaco è proprietà dell’oligarca russo Dmitri Rybolovlev, che ha fatto di Mendes il proprio consulente di mercato a partire dall’estate 2013.

Peter Lim

Peter Lim

Dmitry Rybolovlev

Dmitry Rybolovlev

Il giorno della partita il quotidiano sportivo francese L’Equipe pubblica uno schema in cui si mostra come le due squadre mettano assieme 19 tesserati (fra calciatori, allenatori e dirigenti) riconducibili a Jorge Mendes. Non viene menzionato l’allenatore del Monaco, Leonardo Jardim, che in passato era stato dato in orbita Mendes ma adesso è assistito da un altro agente portoghese, Nelson Almeida. Al Mestalla scendono in campo 9 calciatori targati Jorge Mendes. La gara finisce 3-1 per gli spagnoli, ma i giornali parlando più del match Mendes vs Mendes che di Valencia-Monaco. Ci sarebbero tutte le condizioni per fare di quella gara un trionfo personale di Jorge Almighty Mendes. E invece per lui quel Valencia-Monaco è una disdetta: perché, in attesa della gara di ritorno, la sola cosa certa è che uno dei suoi due club non parteciperà alla fase a gironi della Champions League.

GIOVEDI’ 20 AGOSTO

Appena il tempo di mettere in archivio l’andata del play off contro il Monaco, e il Valencia realizza una cessione clamorosa. Il difensore centrale argentino Nicolas Otamendi viene ceduto al Manchester City per una cifra che all’unanimità viene definita lunare: 45 milioni. Chi ha negoziato l’affare? Ovviamente Jorge Mendes. E che il ruolo del superagente portoghese nel trasferimento del calciatore dovesse essere decisivo si sapeva già da giugno. A rivelarlo era stato l’agente di Otamendi, Eugenio López. Che in quei giorni diceva di dover negoziare il trasferimento del suo assistito non con Peter Lim, ma con Jorge Mendes . In Spagna, per sostituire Otamendi, dovrebbe giungere dal Manchester City il difensore franco-congolese Eliaquim Mangala. Per il quale l’anno prima il Manchester City aveva compiuto un’altra spesa folle: 40 milioni.

Nicolas Otamendi

Nicolas Otamendi

Eliaquim Mangala

Eliaquim Mangala

Indovinate un po’ chi è l’agente di Mangala? Ovviamente Jorge Mendes. Però Mangala rifiuta di lasciare Manchester, dunque c’è una casella da coprire. Si provvederà. Intanto però Jorge Mendes continua a mettere le mani sulla cantera del Benfica. Nei mesi scorsi la cosa era già stata segnalata (si veda qui e qui). Ma adesso il quotidiano O Jogo avverte che l’incetta dei migliori giovani talenti benfiquisti prosegue. Tutti i più promettenti dell’accademia di Seixal sono ormai sotto il controllo del superagente. Che sta anche aiutando il Benfica a piazzare in Inghilterra l’argentino Nico Gaitan, nonostante l’agente del calciatore sia José Iribarrén. Gli encarnados si sono momentaneamente liberati anche di un calciatore uruguayano arrivato a gennaio e rivelatosi superfluo: Jonathan Rodriguez. A prenderselo in carico è il Deportivo La Coruña, altro club mendesizzato il cui presidente è l’amico Augusto Lendoiro.

Jonathan Rodriguez

Jonathan Rodriguez

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

VENERDI’ 21 AGOSTO

Si diffonde la notizia che il Benfica ha acquistato l’argentino Bruno Zuculini. Calciatore di proprietà del Manchester City e dal curriculum imbarazzante. Da quando è approdato in Europa nel 2014 ha giocato zero partite in campionato coi Citiizen, una col Valencia di Nuno Espirito Santo (allenatore della scuderia di Jorge Mendes), e poi otto col derelitto Cordoba nella scorsa stagione di Liga spagnola.

Bruno Zuculini

Bruno Zuculini

Nuno Espirito Santo

Nuno Espirito Santo

Anche al Cordoba la colonia mendesiana è nutrita. Vi trova spazio pure Bebé, uno dei più grandi bluff che il calcio annoveri, giudicato all’unanimità il peggior acquisto di sempre nella storia del Manchester United.

Bebé

Bebé

Bebé non è soltanto un assistito di Mendes. Secondo quanto rivelato dalla rivista popolare Flash! è anche il fidanzato di Marisa Mendes, figlia di primo letto di Jorge (potete sfogliare e scaricare qui l’intero fascicolo della rivista).

La copertina del numero di Flash. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

La copertina del numero di Flash!. In basso a sinistra, il richiamo alla notizia

Marisa Mendes

Marisa Mendes

Bebé adesso è di nuovo in Spagna, prestato al Rayo Vallecano. Chi è proprietario del suo cartellino? Il Benfica. Ma venerdì 21 agosto è anche il giorno di un altro derby mendesiano: quello fra il Rio Ave, definito da Eurosport il Mendes FC  e lo Sporting Braga che non è certo da meno. Vince il Rio Ave per 1-0, e il gol è firmato dall’egiziano Ahmed Hassan, attaccante che ha vissuto un’estate particolare. Era stato portato al Benfica assieme a altri due giocatori del Rio Ave: Ederson e Diego Lopes. Tutti marcati Jorge Mendes. Purtroppo dalle visite mediche risulta che Hassan abbia un problema cardiaco, e dunque il giocatore viene rimandato indietro. Ottiene di nuovo l’abilità e torna in campo. Il gol contro il Braga suggella il suo recupero.

Ahmed Hassan comunica col suo agente

Ahmed Hassan comunica col suo agente

SABATO 22 AGOSTO

All’improvviso il trasferimento di Zuculini al Benfica salta. Pare che i dirigenti encarnados abbiano chiesto in giro e non siano rimasti per niente convinti delle referenze. C’è pure che il club decide di puntare su uno dei giovani di Seixal: Renato Sanches, che ha appena firmato un contratto valido fino al 2021 con clausola rescissoria da 45 milioni. Superfluo dire che l’agente di Renato Sanches è Jorge Mendes.

Renato Sanches

Renato Sanches

DOMENICA 23 AGOSTO

Jorge Mendes riposò

LUNEDI’ 24 AGOSTO

Sono i giorni di Renato Sanches, 18 anni da appena sei giorni e già pronto al grande salto. Viene promosso titolare nel Benfica B e si allena con la squadra maggiore. Si parla già del ruolo che potrebbe ricoprire nella formazione encarnada: quello attualmente ricoperto da Pizzi. Che è un altro cliente di Jorge Mendes, ormai capace di garantire all’interno di una squadra il ricambio in un singolo ruolo.

Anche Pizzi comunica col suo aagente

Anche Pizzi comunica col suo agente

A dire il vero, in questa fase di onnipotenza il senhor Jorge Mendes è costretto pure a incassare qualche smacco. Il no di Mangala al trasferimento a Valencia è un brutto colpo, ma è soprattutto dal settore portieri che arrivano i segnali meno incoraggianti. Rui Patricio, portiere dello Sporting Clube de Portugal e della nazionale, prende finalmente la decisione che era nell’aria da mesi: molla Jorge Almighty Mendes per affidarsi alla Proeleven di Carlos Gonçalves, definito “agente emergente” in Portogallo e caratterizzato per uno stile pubblico schivo che è l’opposto dell’Almighty.

Rui Patricio

Rui Patricio

Carlos Gonçalves

Carlos Gonçalves

Ma il vero flop rischia di arrivare con David De Gea, portiere del Manchester United e della nazionale spagnola. Il ragazzo ha un contratto in scadenza nel 2016 e una ferma volontà di andare al Real Madrid. Secondo una fonte solitamente ben informata come la testata spagnola El Confidencial, è stato proprio per raggiungere questo obiettivo che De Gea è diventato tempo fa un cliente di Mendes dal 2012. E sempre da quella fonte si viene a sapere di un’ipotesi da Teoria del Complotto: sarebbe stato Jorge Almighty a manovrare per il trasferimento di Iker Casillas al Porto, per fare in modo che si liberasse una casella al settore portieri nella rosa del Real Madrid. Qualcuno si stupirebbe di scoprire che sia cosa vera?

David De Gea

David De Gea

Iker Casillas

Iker Casillas

Il problema è che la trattativa non si conclude. Il Real non ha intenzione di spendere cifre impegnative per un portiere che a giugno del 2016 sarà libero a zero euro, e nel frattempo il Manchester United è già andato oltre De Gea affidando il ruolo all’ex doriano Sergio Romero, cliente di Mino Raiola. Il risultato è che De Gea si ritrova nel limbo, e adesso minaccia un gesto clamoroso: licenziare Jorge Almighty Mendes se questi non dovesse portarlo al Real Madrid. Si tratterebbe di un evento clamoroso, uno di quei passaggi che portano a de-classificare un personaggio da onnipotente a semplice potente. Sarà il motivo principale per cui Jorge Almighty Mendes si sta sbattendo per concludere felicemente il Dossier De Gea, ma in questo lunedì egli è ormai proiettato verso il ritorno del suo personale derby europeo: Monaco-Valencia, in calendario peer la sera dell’indomani. Giusto nel pomeriggio di lunedì si diffonde la voce che il Valencia potrebbe acquistare Aymen Abdennour, difensore centrale del Monaco. Potrebbe essere lui il sostituto di Otamendi. E su questa mossa di mercato la si può pensare come si vuole, ma certamente è una cosa inopportuna che se ne parli a poche ore dalla gara di ritorno fra le due squadre con in palio un posto nella fase a gironi della Champions. Da precisare che Abdennour non fa parte della scuderia di Jorge Almighty Mendes. E tuttavia, chi è il soggetto che sta pressando affinché l’affare si concluda? Lascio che sia L’Equipe a svelare il segreto di Pulcinella.

Aymen Abdennour

Aymen Abdennour

MARTEDI’ 25 AGOSTO

I derby di Jorge Mendes non finiscono mai. Quello fissato per la serata di oggi è Monaco-Valencia di Champions League, iniziato mercoledì scorso. Stavolta vince 2-1 il Monaco, ma alla squadra del Principato non basta per accedere alla fase a gironi. C’è pure un altro derby di Jorge Mendes che continua: quello iniziato venerdì scorso fra Rio Ave e Sporting Braga. Forse avevate creduto che si fosse chiuso con la vittoria del Rio Ave per 1-0 siglata dal gol di Hamed Hassan. E invece quel derby prosegue in amicizia e affari, perché il Rio Ave si appresta a cedere un calciatore allo Sporting Braga. Chi è costui? Hamed Hassan, che va a vestire la maglia della squadra di  cui aveva decretato la sconfitta solo quattro giorni prima. Tranquilli signori, è tutto regolare. Come sempre.

MERCOLEDI’ 26 AGOSTO

Monaco eliminato, Monaco rimaneggiato. Il club di Rybolovlev decide di cedere all’offerta del Paris Saint Germain per Layvin Kurzawa, ma prima ancora che l’affare si concluda ha già in casa il sostituto: Fabio Coentrao, in scadenza di contratto nel 2019 col Real Madrid e piazzato in retrovia fra le preferenze di Rafa Benitez.

Laywin Kurzawa

Laywin Kurzawa

Fabio

Fabio “Hair” Coentrao

Coentrao arriva in prestito fino alla fine della stagione. Credo d’insultare la vostra intelligenza se specifico che l’agente del cotonatissimo terzino portoghese è Jorge Mendes.

GIOVEDI’ 27 AGOSTO

Hamed Hassan è ufficialmente un calciatore dello Sporting Braga. Contratto da 5 anni per il giocatore, e 700 mila euro per lo Sporting Braga che acquista il 50% dei diritti. Il restante 50% è diviso fra il Rio Ave e… indovinate un po’? La cifra di 700 mila euro per metà Hassan è impegnativa per lo Sporting Braga. Che però si rifà immediatamente vendendo il difensore centrale Aderlan Santos per una cifra parecchio generosa: 9,5 milioni.

Aderlan Santos

Aderlan Santos

La società acquirente? Il Valencia, giusto per fare un nome fin qui mai incontrato. C’era da coprire il vuoto lasciato da Otamendi, e comunque la pista che porta a Abdennour del Monaco non è ancora abbandonata mentre concludo la stesura di questo post. Anzi, le ultime notizie dicono che pure questa trattativa starebbe per andare a conclusione. Restano invece poco chiari i contorni dell’affare relativo a Aderlan Santos. Il quotidiano O Jogo riferisce che anche in questo caso il Braga è in possesso del 50%, ma non è nemmeno chiaro quanto il club arsenalista incasserà. Il restante 50% è nelle mani di non meglio specificati “investitori”. L’articolo riferisce pure che la trattativa “si è avvalsa della partecipazione di Jorge Mendes”. La vera notizia sarebbe stata se Jorge Mendes non fosse stato coinvolto. Da titolo di prima pagina sul New York Times.

Quella che vi ho descritto è una Settimana da Jorge Mendes. E non si tratta di una settimana d’eccezione, ma piuttosto è una regola. Specie durante le sessioni di calciomercato. Jorge Almighty Mendes può tutto, e dove non riesce s’inventa qualcosa. Alla fine vince sempre lui. Quanto al calcio, quello è morto già da un pezzo.

Post Scriptum delle ore 23.29: avevo pubblicato questo post da meno di due ore, quando è giunta la notizia ufficiale dell’ingaggio di Abdennour da parte del Valencia. La settimana lunga di Jorge Mendes non finisce mai.

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Raul Jimenez, ovvero: il Benfica e il suo Mendesmarkt

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Raul Jimenez

Raul Jimenez

Ormai possiamo chiamarlo Mendesmarkt. Il marchio sul calciomercato del Benfica, sempre più caratterizzato dall’impronta di Jorge Mendes.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

L’ultimo affare della serie è l’acquisizione del messicano Raul Jimenez, proveniente dall’Atletico Madrid e nelle scorse ore impegnato con le visite mediche. Ma la lista dei calciatori arrivati e partiti sotto l’egida del superagente è  davvero lunga, e costituisce ormai la parte più rilevante della politica di trasferimenti del club encarnado. Che ha vinto le ultime due edizioni della Liga portoghese, ma è anche autore di un precampionato preoccupante. La rivoluzione avviata in giugno a causa di una difficile situazione economica e della partenza dell’allenatore Jorge Jesus, clamorosamente passato sulla panchina dei rivali cittadini dello Sporting Club Portugal, vede il principale punto di riferimento in Mendes. Che oggi è indiscutibilmente il personaggio più potente sulla scena del calcio globale, e si muove realizzando affari che hanno come principale effetto quello di rafforzare la sua vasta rete di potere politico e economico. Al Benfica il superagente è ormai una sorta di dirigente ombra, l’uomo cui il presidente Luis Filipe Vieira ha affidato la missione di rendere possibili gli affari più difficili. E Mendes opera in questo senso, ma facendo anche in modo che tutto quanto avvenga dentro il proprio, sterminato circuito di calciatori, tecnici, club alleati e dirigenti amici.

Luis Filipe Vieira

Luis Filipe Vieira

Il rapporto tra Jorge Mendes e il Benfica esiste sin dal momento in cui il potere del superagente ha cominciato a ampliarsi, come del resto è avvenuto con tutti gli altri club portoghesi. Ma nel periodo più recente l’impronta del boss di Gestifute  sul mercato delle Aguias si è fatta marcata. Il punto di svolta si ha nelle ultime ore del mercato invernale 2014, quando il club realizza un’operazione parecchio strana. Due suoi calciatori, Rodrigo e André Gomes, vengono venduti per una cifra che in quel momento viene giudicata esagerata: 45 milioni. A acquistarli è un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited, che decide di lasciare i due calciatori a Lisbona fino a giugno. Meriton è proprietà di Peter Lim, miliardario singaporiano che, incidentalmente, è anche socio di Jorge Mendes nei fondi Quality Sports Investments. In quella fase Lim sta pianificando la scalata al Valencia, e sarà lì che Rodrigo e André Gomes approderanno quando ancora il businessman di Singapore dovrà concludere l’acquisizione del club spagnolo.

Da quel momento l’ascesa di Mendes al Benfica è inarrestabile. Nell’estate del 2014 il superagente mette le mani su tre dei calciatori più in vista del Benfica B: Bernardo Silva, Ivan Cavaleiro e Joao Cancelo. I tre vengono presi in prestito con diritto di riscatto fissato per ciascuno a 15 milioni, e destinati a tre club molto vicini a Mendes: Monaco, Deportivo La Coruña e Valencia. A Monaco e a Valencia gli allenatori sono i portoghesi Leonardo Jadim e Nuno Espirito Santo, entrambi assistiti di Mendes. A La Coruña il presidente è Augusto César Lendoiro, il dirigente con cui Mendes realizzò la prima vera intermediazione da agente. In quell’occasione a La Coruña giiunse un portiere che rispondeva al nome di Nuno Espirito Santo. Sì, proprio l’attuale allenatore del Valencia.

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

Nuno Espirito  Santo

Nuno Espirito Santo

A fine stagione 2014-15 il Benfica vede andar via definitivamente i tre: Bernardo Silva e Ivan Cavaleiro al Monaco, Joao Cancelo al Valencia. E il ricorrere della cifra di 15 milioni richiama più di un’attenzione. Gli encarnados tirano anche un sospiro di sollievo vedendo andare via pure Bebé, preso nell’estate 2014  e spedito in Spagna a gennaio 2015, per andare a dare un contributo alla retrocessione del Cordoba. Bebé, rientrato dal prestito in Spagna, vi è tornato per provare l’avventura al al Rayo Vallecano. Il suo agente è ovviamente Jorge Mendes.

Bebé

Bebé

Del resto, l’uomo che attraverso Gestifute comanda le principali operazioni del calciomercato globale è ormai per Luis Filipe Vieira come una coperta di Linus. C’è da vendere Enzo Perez? Lo compra il Valencia dell’amico (di Mendes) Peter Lim. C’è da sbolognare Sidnei, tornato dal prestito all’Espanyol Barcellona? Ecco in soccorso l’altro amico (di Mendes) Lendoiro, che s’accorge di come il Deportivo La Coruña abbia giusto una lacuna sulla fascia sinistra. Bisognerebbe piazzare in Inghilterra i due argentini Salvio e Gaitan? Ecco che l’amico Jorge muove l’artiglieria pesante. I due vanno a braccetto persino alla finale di Champions a Berlino fra Barcellona e Juventus. E intanto  il superagente prosegue il reclutamento dei migliori ragazzi del Benfica B da parte di Gestifute. A gennaio del 2015 tocca a Gonçalo Guedes, che per entrare nell’orbita di Mendes rischia di affrontare un pesante contenzioso col suo ex agente Paulo Rodrigues. E a giugno scorso è il turno a Helder Costa che va in prestito al Monaco, altro club molto amico di Mendes. Riscatto già fissato per l’anno prossimo a 15 milioni, una novità.

Helder Costa

Helder Costa

In compenso gli encarnados si vedono recapitare tre calciatori del Rio Ave, definito Mendes F.C. da un servizio ospitato dal sito di Eurosport. Si tratta di Ederson, Diego Lopes e Hassan. Quest’ultimo non supera le visite mediche per problemi cardiaci e viene rimandato a Vila do Conde. E certo si verifica anche lo smacco di vedere il tecnico Jorge Jesus, ennesimo assistito di Mendes, fare di testa sua e andarsene dall’altra parte della barricata lisboeta. Ma il Benfica non ha certo la forza di recriminare contro il Signor Gestifute. Non può. E si presta addirittura a essere un mezzo delle prove di forza di Mendes contro i rivali di Doyen Sports Investments. Come avvenuto nel caso del giovane olandese di origine marocchina Bilal Ould-Chikh. Che è un tesserato del Twente, club molto vicino al fondo maltese, a sua volta proprietario di una quota dei diritti economici sul calciatore.

Bilal Ould Chikh

Bilal Ould Chikh

Il Benfica tratta col club e prende quello che viene identificato come “il nuovo Robben”, lasciando che sia poi il Twente a regolare la pendenza con Doyen. A orchestrare l’affare, ancora una volta, è Mendes. E adesso, ecco Raul Jimenez. Arrivato l’estate scorsa all’Atletico Madrid suscitando grandi aspettative, ma presto finito in retrovia causa mediocre rendimento. A ottobre 2014 Jorge Mendes compra il 50% dei diritti economici del messicano. Che adesso arriva al Benfica e si appresta a firmare fino al 2020. A chi andranno i denari pagati dal Benfica? Sarà possibile leggerlo nel consueto comunicato del Benfica all’autorità di Borsa? Sono tutti consapevoli che dal primo maggio scorso TPO e TPI sono messe al bando?

Interrogativi gravosi. E intanto un’analogia si fa largo. Quella con un altro superagente portoghese, che al culmine del  proprio potere si legò al Benfica  e da lì cominciò a affrontare una caduta rovinosa. Si tratta di José Veiga, e il presidente del Benfica con cui sia alleò era lo stesso Luis Filipe Vieira.

José  Veiga

José Veiga

José Veiga cadde anche perché soppiantato dalla scalata di un giovane rampante: Jorge Mendes. La vita è un cerchio, e prima o poi il periplo si compie.

Marotta, ci spieghi – 2 Il giro del mondo intorno a Estigarribia

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Marcelo Estigarribia con la maglia della nazionale paraguayana

Beppe Marotta

Beppe Marotta

(La prima puntata è stata pubblicata qui)

C’è una storia che riguarda il mercato juventino degli anni recenti, quello guidato da Beppe Marotta. Il suo protagonista è Marcelo Estigarribia, classe 1987, eclettico giocatore di fascia paraguayano che cambia squadra a ogni stagione e ha avuto la Juventus come prima destinazione italiana. Un talento né migliore né peggiore rispetto a tanti altri giunti in Italia, nel tempo in cui pare che una scuola di calciatori italiani non esista più. La storia di Estigarribia merita d’essere raccontata per diversi motivi, e molti di essi hanno relativamente a che fare con le condotte di mercato dell’amministratore delegato nonché direttore generale bianconero. Ma il quadro che emerge dal racconto della vicenda è l’ennesimo spaccato di quel sistema da me etichettato in Gol di rapina come economia parallela del calcio globale. Un sistema in cui i calciatori vengono movimentati per ragioni non facilmente comprensibili, certo difficili da ricondurre a motivazioni tecnico-agonistiche. Dentro questo sistema la Juventus di Marotta si muove in modo disinvolto, e la vicenda di Estigarribia ne è una dimostrazione.

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Ma torniamo a lui, il protagonista della vicenda. Attualmente in forza all’Atalanta, ma fermo per un grave infortunio subìto lo scorso 10 ottobre in occasione della gara amichevole giocata e persa 2-0 dalla sua nazionale contro la Corea del Sud a Cheonan. Lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, sei mesi di stop. Un infortunio shock. I cui effetti vengono appena attenuati dagli attestati di stima provenienti dal mondo del calcio, fra i quali spicca il sorprendente messaggio inviato dal Real Madrid. Soprattutto, si tratta di un evento traumatico che s’abbatte sul calciatore giusto nel momento in cui pareva egli fosse sul punto di dare una svolta alla propria carriera. Marcelo, affettuosamente chiamato Chelo da amici e compagni di squadra, aveva giocato le sei le partite di campionato fin lì disputate dall’Atalanta. Tutte da titolare, e arricchite da un gol segnato alla seconda giornata sul campo del Cagliari che è stato anche il primo in campionato della squadra nerazzurra. L’infortunio al ginocchio giunge dunque a mandare in aria tutte le speranze che il buon momento di carriera stava alimentando nel calciatore paraguayano. Speranze che erano state espresse nel corso di un’intervista rilasciata a Fabrizio Salvio di Sportiweek, il magazine settimanale della Gazzetta dello Sport. Un’intervista che per contenuti dovrebbe provocare clamore, e che invece scivola via quasi inosservata.

Succede infatti che durante la chiacchierata con Salvio il calciatore dell’Atalanta faccia una specie di coming out e sveli il motivo per cui durante i primi tre anni dall’arrivo in Italia abbia cambiato quattro squadre (oltre a Juventus e Atalanta, anche Sampdoria e Chievo). Il giornalista chiede a Estigarribia se sappia darsi una spiegazione su quella girandola di club, e se questa sia dovuta a un suo insoddisfacente rendimento o a altri motivi. E a quel punto Marcelo libera lo sfogo:

“La verità è che il mio cartellino era di proprietà di un fondo di investimento, la Gsm, General Soccer Management, che già mi aveva spedito in Francia e che per il mio riscatto da parte dei bianconeri pretendeva 5 milioni. La Juventus mi avrebbe tenuto ma non aveva intenzione di spendere quei soldi. Così alla Samp: ho giocato 34 partite su 38, eppure non sono rimasto, per lo stesso motivo. E anche a Genova: Marcelo, noi ti terremmo, ma…”

Seguono altri due scambi di domanda e risposta che vale la pena riportare:

Oggi rifarebbe la scelta di affidare il suo destino a privati che fanno soprattutto i loro interessi?

“No. Ero giovane e senza esperienza, non avevo famiglia e pensavo: se oggi gioco qua e domani là, cosa importa? Adesso preferisco mille volte che il mio cartellino sia proprietà di un club.”

E invece?

“È ancora di proprietà della Gsm. Ma spero di convincere l’Atalanta ad acquistarmi”.

Duole dire che dopo l’infortunio avvenuto di lì a due settimane questo sforzo di convincere la società bergamasca si sia complicato parecchio. Ma non è questa la cosa che m’interessa rimarcare. Altri sono i punti della vicenda che fanno riflettere. In primis c’è che nell’ambiente del calcio italiano le pesanti dichiarazioni rilasciate da Estigarribia a Salvio passano quasi sotto silenzio. Se provate a digitare su Google i parametri “Estigarribia +  intervista + Sportweek” trovate soltanto 4 pagine web. Eppure nei mesi successivi la storia viene ripresa da alcuni organi di stampa esteri. Ai primi di dicembre essa è ospitata dalle pagine dell’Irish Examiner. E all’inizio di questo 2015 è addirittura El Paìs, il più importante quotidiano spagnolo, a raccontarla. Ma in Italia nulla più, quelle parole di Estigarribia sono già dimenticata.

Ma c’è soprattutto un altro aspetto della vicenda: sotto la guida di Marotta la Juventus ha realizzato un affare con una third party. Ciò che in Inghilterra, Francia e Polonia è esplicitamente vietato, e che da maggio 2015 la Fifa metterà al bando dopo aver tentato invano di farlo riformando nel 2007 l’articolo 18 del Regolamento sullo status e i trasferimenti dei calciatori. Sull’inefficacia di questo veto mi sono già espresso nel momento stesso in cui venne preannunciato tre mesi fa, e anche analisi effettuate in punto di diritto come quella di Guido Del Re per il Sole 24 Ore rafforzano la mia impressione che si tratti di mossa propagandistica e nulla più. In altri paesi, come Portogallo e Spagna, le terze parti sono tollerate o addirittura benedette. In Italia, semplicemente, impera l’atteggiamento di girarsi dall’altra parte ogni volta che seguendo gli affari del calciomercato ci s’imbatte in un soggetto del genere. Lasciar correre, e non solo da parte della stampa. E invece sui dettagli di questa vicenda bisogna fermarsi.

Dunque, Marcelo Estigarribia compie un errore di gioventù dal quale non viene più fuori. Dichiara di appartenere a un fondo d’investimento del quale fa anche il nome. Sarebbe curioso sapere che tipo di accordo abbia firmato, e quali siano i contenuti di un pezzo di carta che di fatto vincola una persona a un ente finanziario come se il secondo fosse proprietario della prima. E forse un giorno il calciatore deciderà di raccontare anche questa parte della verità. Ma intanto bisogna soffermarsi sugli altri dati della vicenda. Il calciatore paraguayano afferma di essere vincolato a un fondo d’investimento denominato General Soccer Management, ma dimentica di aggiungere che da agosto 2011 la sua carriera ruota intorno a un club della serie B uruguayana chiamato Deportivo Maldonado. Dopo la prima esperienza europea a Le Mans il giocatore rimbalza regolarmente da lì prima di ogni nuova destinazione. Come mai? E soprattutto, che tipo di club è il Deportivo Maldonado? Alla seconda domanda rispondo dicendo che è un club noto soprattutto per ragioni extrasportive. Di esso si è occupata più di una volta anche Bloomberg. Che a aprile 2014 sottolinea il paradosso di un club che registra una presenza media di 200 tifosi sugli spalti e che però dal 2010 ha guadagnato 14 milioni di dollari (10,1 milioni di euro) dai trasferimenti di calciatori. Acquistato nel 2010 da un imprenditore ippico inglese Malcolm Caine e da un avvocato suo connazionale, Graham Shear il Deportivo Maldonado, fin allora di proprietà dei soci, diventa un club specializzato in brokeraggio di calciatori. I giocatori transitano da lì senza mai passarci e in attesa di essere rispediti altrove. È il caso di Alex Sandro, esterno sinistro brasiliano che il Maldonado acquista a febbraio 2010 dall’Atletico Paranaense per 2,20 milioni di euro per poi cederlo al Porto per 9,6 milioni nell’estate 2011 dopo averlo concesso per un anno in prestito al Santos. E almeno in questo caso si sta parlando di un calciatore che giunto in Europa dimostra d’essere valido. Non altrettanto può dirsi di Willian José, attaccante brasiliano classe ’91 acquistato dal club uruguayano nell’estate 2011 e parcheggiato al Real Madrid a partire da gennaio 2014. Il club blanco lo fa giocare quasi esclusivamente, e nemmeno per tante partite, nella sua squadra B, il Castilla. Dall’inizio della stagione attuale Willian José gioca nel Real Saragozza, serie B spagnola.

Alex Sandro

Alex Sandro

Willian José

Willian José

Alla lista vanno aggiunti i tre trasferimenti riguardanti calciatori paraguayani. Il primo è quello dell’attaccante paraguayano Brian Montenegro, ceduto nell’estate 2011 al West Ham dove non gioca nemmeno una partita di campionato. Già a gennaio viene rispedito al mittente. Dopo aver girato per club minori sudamericani si trova adesso al Leeds United di Massimo Cellino, dove in questa stagione ha messo assieme soltanto tre partite.

Brian Montenegro

Brian Montenegro

Il secondo trasferimento riguarda il difensore Ivan Piris, acquisito dalla Roma nell’estate 2012 per 700 mila euro e poi rimandato via a fine stagione. Adesso è all’Udinese dopo aver speso una stagione insignificante allo Sporting Lisbona.

Ivan Piris

Ivan Piris

E infine, appunto, Marcelo Estigarribia. Arrivato in prestito alla Juventus nell’estate 2011 per 500 mila euro, con diritto di riscatto fissato a 5 milioni pagabili in tre rate. Praticamente è un affitto, come era stato per il contestatissimo caso del trasferimento di Carlos Tevez e Javier Mascherano al West Ham nell’estate del 2006. Marotta conduce esattamente quel tipo di transazione, nelle stesse settimane in cui realizza un affare memorabile: l’acquisto di Prince-Désire Gouano, pagato 1,5 milioni ai francesi del Le Havre. Mai visto in campo nella nostra serie A. Nemmeno con la maglia dell’Atalanta, club a cui la Juventus lo passa per poche ore e per il quale Marotta lavorò all’inizio degli anni Duemila mettendo fra l’altro a segno il colpo più costoso nella storia del club bergamasco: l’acquisto dal Milan di Gianni Comandini per 30 miliardi di lire. Cifra record, flop record, perché in due anni e mezzo Comandini gioca soltanto 47 partite e mette a segno 7 gol.

Gianni Comandini

Gianni Comandini

Resta il fatto che l’Atalanta smista Gouano agli olandesi dello Rkc Walwijk. Adesso Gouano è in Portogallo al Rio Ave, club controllato da Jorge Mendes. La sua unica partita da professionista in Italia è stata disputata con la maglia del Lanciano in B.

Ma torniamo a Estigarribia, che arriva alla Juventus da un club specializzato in triangolazioni. Nella stagione 2011-12 non gioca molto, ma quando gioca dimostra di essersi meritato l’opportunità. In 14 partite di campionato segna anche un gol, fra l’altro molto importante per la corsa della Juventus alla conquista del primo scudetto dell’Era Conte e in una gara bellissima: Napoli-Juventus del 29 novembre 2011, finita 3-3 dopo che il Napoli era sul 3-1 a meno di 20 minuti dalla fine.

È proprio Estigarribia a segnare il gol del 3-2 che riapre la partita. Non gli basta. A fine anno il paraguayano viene rispedito al Deportivo Maldonado. E da lì continua a tornare in Italia con la formula del prestito. Prima alla Sampdoria, il club per cui Marotta lavorava prima di passare alla Juventus: ma è solo una coincidenza, ci mancherebbe altro. Poi la tappa al Chievo, e da gennaio 2014 all’Atalanta. Ennesima coincidenza, questa nuova presenza del club bergamasco. Che fra l’altro nel giorno in cui tessera Estigarribia annuncia un’altra acquisizione: quella dell’uruguayano Ruben Bentancourt, l’attaccante che somiglia a Edinson Cavani. Nel senso che gli somiglia davvero in termini somatici, perché quanto al resto meglio sorvolare. Betancourt arriva dal PSV Eindhoven, cioè il club che ha appena scippato il giovane Gianluca Scamacca</a.
Diventa presto a Bergamo un
oggetto misterioso. Per lui in maglia nerazzurra soltanto 3 spezzoni di partita per complessivi 48 minuti. Adesso è in prestito in B al Bologna, dove ha messo insieme 74 minuti in 5 spezzoni di partita. Perché sia arrivato nessuno lo sa. Così come nessuno sa perché mai Marotta abbia voluto portare Estigarribia alla Juventus in affitto per 500 mila euro. Meno ancora si sa dei due “gioielli del Granada”. Si tratta di interrogativi che circolano pure sulle pagine di Tuttosport, che certo non può essere indicato come un organo d’informazione anti-juventino e giusto nell’edizione di ieri ha radiografato le cinque campagne trasferimenti di Marotta. Senza alcuna indulgenza. Se ne riparlerà.

(2. continua)