Zamparini e i rosanero nella rete della cricca globale (Repubblica Palermo, 20 gennaio 2016)

Come una matrioska. Per capire la nuova struttura di potere che governerà il Palermo bisogna guardare a figure che crescono per ordini successivi di grandezza e gerarchia. Innanzitutto c’è un vicepresidente di fresca nomina, il montenegrino Predrag Mijatovic: ex gloria del calcio mondiale che fin qui di Palermo conosceva forse soltanto il nome. Alle sue spalle c’è il croato di nascita e serbo di passaporto Vlado Lemic, rampante broker di carriere calcistiche nonché prodotto di quest’epoca in cui il calcio globale diventa innanzitutto un fatto di cartelli di potere e pura speculazione finanziaria. E in cima a tutti sta Pinhas “Pini” Zahavi, israeliano, ex giornalista sportivo che a partire dagli anni Ottanta è diventato uno dei grandi burattinai del pallone, appartenente alla ristretta cerchia dei soggetti che “fanno” l’economia parallela del calcio globale anziché adattarsi a essa: il portoghese Jorge Mendes, l’anglo-canadese di origine iraniana Kia Joorabchian, l’argentino Gustavo Mascardi, l’italiano Mino Raiola e il famigerato Doyen Sports Investments.

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Predrag Mijatovic e Vlado Lemic con José Mourinho

Pini-Zahavi

Pini Zahavi

È alle amorevoli cure di questi personaggi, nonché dentro questo limpido scenario d’interessi economico-finanziari, che nei giorni del suo declino calcistico e fors’anche personale Maurizio Zamparini ha trascinato il Palermo. Dopo aver promesso per anni l’investitore estero favoleggiando di sceicchi rimasti chiusi dentro una mitografia minima, e aver poi ripiegato verso più modeste narrazioni che parlavano di “soci stranieri”, ecco infine la verità: il Palermo entra nell’orbita di una cricca globale composta da mercanti di calciatori. Nella migliore delle ipotesi, il club rosanero diventerà un punto di transito per giocatori di vaga prospettiva, ma anche dal glorioso futuro dietro le spalle. Nella peggiore, verrà utilizzato come un club che consente ai fondi d’investimento specializzati nel controllo dei diritti economici sui calciatori di aggirare il divieto Fifa, reso ancora più aspro dalla Circolare 1464 emanata il 22 dicembre del 2014 e entrata in vigore il 1° maggio dello scorso anno. Un documento che mette definitivamente fuorilegge le formule di Third Party Ownership (TPO) e Third Party Investment (TPI) sui calciatori. E quale modo più elementare, per liberarsi del ruolo di terza parte, che quello di comprare un club o metterlo sotto controllo? A quel punto si è parte legittimamente in causa, e buonanotte ai divieti.
Non per nulla già dall’autunno del 2014, quando nelle stanze della Fifa si lavorava faticosamente per mettere a punto il documento, i feudatari del pallone globale andavano a caccia di club, da acquisire o porre sotto influenza. E una manovra del genere è stata compiuta proprio da Zahavi, che a luglio 2015 ha comprato il 90% del Mouscron-Peruwelz, club della serie A belga. L’operazione ha avuto l’ausilio del Chelsea di Roman Abramovich, e è stata condotta da Gol Football Malta Limited, un fondo controllato dallo stesso Zahavi.
Il rapporto fra l’agente israeliano e il proprietario del Chelsea è solido, e risale a quando nel 2003 il primo rese possibile la scalata del secondo alla proprietà del club londinese, ricevendone in cambio un’apertura di credito praticamente illimitata. Zahavi ha così potuto far accreditare come ascoltato consigliere di Abramovich uno dei due suoi pupilli: il già citato Lemic. L’altro si chiama Fali Ramadani, e da anni è influente consulente di mercato (eufemismo) della Fiorentina, ciò che ne ha costituito la base per allargare il raggio del potere personale sul calcio italiano.
Da qui a dire che il Palermo avrà un rapporto privilegiato col Chelsea (che ha in prestito per l’Europa una quarantina di calciatori), il salto è un po’ ardito. Di sicuro c’è che da adesso in poi il club rosanero diventerà punto di passaggio di calciatori. Un club “di sviluppo”, funzione per la quale anche la serie B può andare benissimo, e lo si dice senza malizia alcuna. E a questo punto entra in ballo Mijatovic. Che, come ci ha spiegato un giovane giornalista serbo, è con Lemic in rapporto reciproco da padrino. Ciò che per la cultura serba significa un legame d’amicizia stretto da particolari vincoli di lealtà e fedeltà. I due hanno anche condotto a termine delle trattative quando Mijatovic era direttore sportivo del Real Madrid. Club al quale Lemic, negoziando col suo padrino Mijatovic, ha portato un buon giocatore come Klaas Huntelaar e uno strapagato bidone come Royston Drenthe. Ma sono stati anche altri gli affari condotti a termine da Mijatovic come ds dei merengue. Meritano d’esserne ricordati due conclusi con l’Argentina fra dicembre del 2006 e gennaio 2007. Dal Boca Juniors giunse in quel periodo al Real il centrocampista Fernando Gago, e a trattare andò l’allora presidente del club Mauricio Macri, che dieci anni prima aveva inventato la formula dei fondi d’investimento per acquistare giocatori. Con questa formula venne acquistato dal club Xeneize il neo-allenatore rosanero, Guillermo Barros Schelotto. L’altro affare riguardò Gonzalo Higuain, ceduto dal River Plate ma transitato dal Locarno, serie B svizzera. In quegli anni il club ticinese era controllato da un fondo d’investimento denominato HAZ. La H corrispondeva all’agente argentino Fernando Hidalgo. La Z a Pini Zahavi. La A al più riservato dei tre: l’argentino Gustavo Arribas, un agente di calciatori nonché escribano (figura professionale corrispondente al nostro notaio) molto vicino all’allora presidente del Boca, Macri.

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Mauricio Macri

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Gustavo Arribas

Otto anni dopo, a dicembre 2015, Macri è diventato presidente della repubblica argentina. E ha piazzato Arribas a capo dell’AFI (Agencia Federal de Inteligencia), cioè i servizi segreti. Ma che bel quadretto si è formato attorno al club rosanero.

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Torres, Cerci e Doyen Sports Investments: di questo in Italia non si parla

Alessio Cerci

Alessio Cerci

 

Fernando Torres

Fernando Torres

Alessio Cerci va al Milan, Fernando Torres torna dopo otto anni all’Atletico Madrid. Questi i termini essenziali dell’affare che segna in Italia l’apertura della finestra invernale di calciomercato. O per meglio dire, questi i termini che vengono esposti dalla stampa italiana. Che purtroppo ancora una volta manca l’opportunità di specificare ogni dettaglio della questione, e di raccontare ciò che si muove appena sotto la superficie dell’ufficialità. E pensare che si tratta di cose visibili a chiunque le voglia vedere, a cominciare dallo strano balletto intorno alla proprietà del cartellino di Torres. Così come non meno degne di rilievo sono le posizioni di Cerci e del Chelsea, col club londinese che rispetto allo scambio fra Milan e Atletico Madrid se ne sta sullo sfondo ma non troppo.  E su tutti, il solito soggetto che ormai ha colonizzato l’economia e la finanza del calcio globale, e che a partire dal 2013 ha allungato le mani sul calcio italiano: Doyen Sport Investments. Tenuto conto di tutto ciò, è il caso di mettere in fila ogni dettaglio della vicenda e infine avanzare degli interrogativi. Che ovviamente non troveranno risposta, ma cionondimeno vanno posti per lanciare un messaggio a tutti quelli che contano sul silenzio complice o sulla mera disattenzione per fare finanza attraverso il calcio.

Si parte dalla scorsa estate, quando i trasferimenti dei due calciatori avvengono senza che pare vi sia collegamento. Ma è solo un’impressione, perché la rete di attori che si muove dietro le due transazioni è sempre quella. Fra l’altro, entrambi gli affari vengono chiusi nelle ultime ore di calciomercato. Cerci viene ceduto ai Colchoneros per una cifra che stando a quanto riportato dagli organi d’informazione risulta di 16 milioni, più tre per imprecisati bonus. La cessione del giocatore mette fine a un tormentone che per i tifosi del Torino dura tutta l’estate e si conclude nel peggiore dei modi. Cerci viene infatti venduto quando non c’è più tempo per sostituirlo adeguatamente. E infatti il suo sostituto è Amauri, che come prevedibile si piazza in granata per godersi lo scivolo verso la pensione. Fra l’altro, il trasferimento all’Atletico dell’attaccante di Velletri fa giustizia di tutte le fanfaronate estive del presidente granata Urbano Cairo. Che a luglio, nel pieno delle dispute sulla destinazione del giocatore, ingaggia uno scontro verbale col Milan  i cui contenuti riletti adesso fanno sorridere. La sola cosa certa è che i due più importanti protagonisti della passata stagione granata, Alessio Cerci e Ciro Immobile, vengono ceduti senza essere ben rimpiazzati. Che poi i due, presunti talenti del calcio italiano, vadano a raccattare prove mediocri in campionati più competitivi è l’ennesima prova di quanto in basso sia caduta la nostra scuola. Ma questa è solo una divagazione.

Ciro Immobile

Ciro Immobile

Tornando al giorno in cui Cerci viene dato via, e seguendo anche l’efficace ricostruzione confezionata da Maurizio D’Angelo con un video postato su You Tube,  si viene a conoscenza del modo in cui l’acquisto è stato finanziato.

Si parla di un non meglio specificato fondo d’investimento inglese. Facile pensare si tratti di Doyen Sports Investments, che ha sede legale a Malta ma fa capo a Doyen Group il cui braccio finanziario fa base a Londra. Del resto, che nell’affare tra Toro e Atletico Madrid ci sia lo zampino di Doyen è testimoniato dall’arrivo in granata di Ruben Perez, calciatore di proprietà dei Colchoneros ma da un anno all’altro prestato a club della Liga accomunati da una caratteristica: essere legati più o meno strettamente a Doyen o al suo più importante alleato sul mercato globale dei calciatori, il potentissimo broker portoghese Jorge Mendes. I club in questione sono Deportivo La Coruňa, Betis Siviglia, Getafe e Elche.

Ruben Perez

Ruben Perez

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Per di più, una visita al sito ufficiale di Doyen Sport Investments permette di scoprire che Ruben Perez è un calciatore che fa parte della scuderia del fondo. I dati di questo primo scorcio di stagione dicono che la sua presenza al Toro è pressoché irrilevante: soltanto sei presenze in campionato, nessuna dall’inizio, pur in una squadra mediocre e raccogliticcia. Tornando al rapporto fra Atletico Madrid e Doyen, trattasi di cosa abbondantemente nota, e persino pubblicizzata sul sito web del fondo. La cui pagina di presentazione mette sullo sfondo proprio i calciatori dell’Atletico mentre festeggiano una vittoria. Numerosi giocatori del club biancorosso sono sotto il controllo del fondo, e pure il tecnico Diego Simeone è stato messo sotto contratto nei mesi scorsi per la gestione dei diritti d’immagine.

Diego Simeone

Diego Simeone

C’è da aggiungere che, a dispetto di quanto molti disinformati di casa nostra decantassero soltanto sei mesi fa, il club madrileno è tutt’altro che un modello virtuoso di gestione. Si tratta invece di una fra le società calcistiche più indebitate al mondo. Che un club in condizioni finanziarie così disastrose venga lasciato libero di fare il mercato è già uno scandalo di per sé. Di sicuro, senza l’aiuto economico di attori esterni non potrebbe acquistare alcun giocatore.

Gli ultimi giorni di mercato sono anche quelli in cui Fernando Torres arriva al Milan. Proviene dal Chelsea come l’olandese Marco Van Ginkel.

Marco Van Ginkel

Marco Van Ginkel

E è davvero curiosa la gestione del parco giocatori presso il club di cui è proprietario Roman Abramovich. Da anni i Blues mandano in giro per l’Europa un esercito di calciatori. L’ultimo dato prima dell’apertura del mercato invernale parla di 27 giocatori, per un valore stimato di circa 100 milioni. Un inno allo spreco in un’epoca di crisi finanziaria, per il calcio e non soltanto per il calcio. Torres arriva in prestito biennale gratuito con opzione per il terzo anno. Formula bizzarra alquanto. Per lui un ingaggio da quattro milioni netti l’anno. E li chiamano parametri zero. Ringalluzzito dagli affari dell’ultim’ora, e al pari di Urbano Cairo un mese prima, il geometra Adriano Galliani conciona parlando dei “giorni del condor”.

Il geometra Adriano Galliani

Il geometra Adriano Galliani

Che sarebbero gli ultimi del calciomercato in cui egli è solito mettere a segno i colpi più importanti. Non sa che queste parole lo faranno coprire di ridicolo, svelando che quelli sono stati si e no i giorni dell’allocco. Torres si rivela un peso morto. Quanto a Van Ginkel, gioca pochissimo e se ne duole. Ha mica accettato il declassamento nella declinante serie A per fare panchina nel Milan più scassato dell’ultimo quarto di secolo? Il suo agente affida le lamentele del giocatore alla stampa, con minacce di partenza a gennaio. Ma a risolvere la situazione provvede Sulley Muntari, che in allenamento azzoppa l’olandese mettendolo fuori causa per tre mesi.

Durante questa prima fase di stagione i destini di Cerci e Fernando Torres prendono a incrociarsi. L’italiano gioca poco e male in Spagna, lo spagnolo gioca poco e male in Italia. Entrambi finiscono sul mercato. Il Milan vuole sbolognare Torres, ma il Chelsea di riprenderselo non vuol saperne. Nessun commento dal condor Galliani. Inoltre i rossoneri vorrebbero Cerci dall’Atletico, che invece preferirebbe andare all’Inter grazie ai buoni uffici di Roberto Mancini. E qui prendono a succedere cose strane.

Cerci viene “obbligato” a andare al Milan. Come e perché? Per un motivo che, manco a dirlo, sui media italiani non trapela mentre su quelli spagnoli viene esposto senza alcun problema: i diritti economici su di lui sono al 50% di un fondo d’investimento.  Quale? Non è difficile immaginare si tratti di Doyen, per quanto non vi sia ufficialità. E si sa quali siano i rapporti fra Doyen e Galliani, come ho illustrato anche in “Gol di rapina”.

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Ma per condurre in porto l’affare bisogna che si compia un altro passaggio: il Milan acquista a titolo definitivo Torres dal Chelsea per girarlo all’Atletico Madrid. Il “parametro zero”, che però è costato un ingaggio biennale da 8 milioni netti, è stato pure acquistato, Una vera aquila il condor. E a questo punto vengono su gli interrogativi che nessuno avanza:

  1. Quanto ha speso il Milan per “acquistare” Torres dal Chelsea?
  2. Qual è il valore di Cerci e il controvalore di Torres in questo scambio fra Milan e Atletico?
  3. Chi incassa i soldi versati dal Milan per l’acquisizione di Cerci? E in quali percentuali?
  4. Il Milan sta forse versando soldi a una terza parte?
  5. Chi paga lo stipendio ai due calciatori?
  6. Cerci è stato davvero “costretto”?
  7. Soprattutto: c’è reale circolazione di denaro o è tutto un  gioco delle tre carte?

Interrogativi che non troveranno risposta, soprattutto perché difficilmente verranno presentati a chi dovrebbe rispondere. E intanto le terze parti continueranno a fare e disfare nonostante i veti. E il geometra Galliani riprenderà a blaterare di giorni del condor. E grazie a Urbano Cairo i tifosi del Toro continueranno a godersi Ruben Perez.

Paulo Dybala, un gol per cominciare a pagarsi il riscatto (La Repubblica Palermo, 2 settembre 2014)

Paulo Dybala

Paulo Dybala

 

“Ma iddu veru è?”. L’interrogativo è circolato domenica sera sugli spalti del Barbera mentre in campo Paulo Dybala faceva robe che manco pareva lui. Un gol dopo sei minuti, e per di più addomesticando col petto un pallone che pareva scendere a piombo da Monte Pellegrino, e poi una serie di numeri d’alta scuola compreso un dribbling di tacco al volo che se l’avesse fatto Messi sarebbe virale sul web. E lasciamo perdere che il difensore messo culo a terra e costretto al fallo da ammonizione si chiamasse Vasco Regini, uno che al confronto Silvio Iozzia pareva Beckenbauer.

Vasco Regini

Vasco Regini

Restano la pregevolezza del gesto e soprattutto il senso di smarrimento di chi da due anni s’interroga sulla follia di calciomercato compiuta due anni fa da Zamparini. Capace di spendere dodici milioni per un giocatore che fino a domenica sera pareva la reincarnazione di Oliviero Di Stefano. Ricordate la mosca tse-tse in maglia numero 11 che nella stagione 1985-86 (quella culminata nel fallimento e nella scomparsa del club, ma trattasi soltanto una fitusìssima coincidenza) arrivò dalla Pistoiese, e che nonostante l’affannarsi non vedeva la porta nemmeno se ci cascava dentro al posto del pallone? Ecco, proprio lui. Con la differenza che ai bei dì il duo Totò Matta & Franco Schillci non si sarebbe mai sognato di pagare manco un ventesimo della cifra sborsata da Zamparini per il Di Stefano Reloaded. E certo, per amor di verità loro non avevano di che pagare nemmeno la bolletta Sip della sede. Ma cionondimeno una saponata come quella buscata dal patron rosanero con Dybala non l’avrebbero presa neppure disponendo della carta di credito di Roman Abramovich.

Invece Zamparini sì, perché a lui piacciono le sfide impossibili.

 

Maurizio Zamparini

Maurizio Zamparini

E in quell’estate del 2012, quando con gran lena si preparava il ritorno in B dopo un decennio, diede il meglio di sé con la sessione di calciomercato più strampalata della storia rosanero recente. Una campagna acquisti bipolare, come condotta utilizzando due portafogli: il portafoglio degli spardòni e quello degli ziccùsi. Quest’ultimo venne utilizzato per portare a Palermo nientepopodimeno che Steve von Bergen, difensore che aveva appena conquistato una meritata retrocessione con la maglia del Cesena e dunque dava ottime garanzie per il bis. Invece il portafoglio degli spardòni venne utilizzato per comprare un diciottenne che giocava nella B argentina. Dybala, appunto. Pagato la bellezza di 12 milioni. Una cifra che il Palermo non spenderà manco sommando i prossimi quattro calciomercati.

E sì che fu un’estate strana quella lì. Arrivò Sannino in panchina e tutti a dire che il vero fuoriclasse della squadra sarebbe stato lui, ciò che avrebbe dovuto preoccupare lui per primo. E assieme a Dybala giunse dal Sud America tal Sebastián Sosa Sánchez. Non ricordate chi sia? Tranquilli, nemmeno lui si ricorda di se stesso. È costui l’ennesimo X File da calciomercato e attualmente risulta disperso in Albania, ultime destinazioni conosciute la città di Scutari e un club chiamato Vllaznia.

Sebastian Sosa Sanchez

Sebastian Sosa Sanchez

 

Ma in fondo un po’ X File è anche Paulo Dybala. Soprattutto perché il suo passaggio al Palermo è avvenuto in modo, come dire?, complicato. E di quanto sia stato complicato abbiamo avuto conferma giusto due giorni prima che il Di Stefano Reloaded si esibisse sull’erba della Favorita come posseduto. Da Ginevra è giunta venerdì scorso la notizia che il Tribunale Arbitrale dello Sport ha condannato il club rosanero a risarcire con la modica cifra di 8 milioni di euro il signor Gustavo Mascardi.

Gustavo Mascardi

Gustavo Mascardi

Che reclama di non avere percepito due anni fa quanto gli spettasse per il passaggio in rosanero del calciatore. Storiacce di fondi d’investimento e trafficanti di calciatori, cioè soggetti dai quali l’ultimo Palermo di Zamparini proprio non riesce a tenersi alla larga. Solo che stavolta il presidente ha proprio sbagliato pero, dato che Mascardi non è mica un Ceravolo qualsiasi. Altra stoffa. Mascardi è un ex agente di borsa che un giorno scoprì quanto più redditizio sia investire in calciatori. Per restare alla sessione di calciomercato chiusa ieri sera, è stato lui a spostare Iturbe dal Porto alla Roma via Verona, e ancora ci s’interroga sul costo del suo disturbo: tre o cinque milioni? Di lui la leggenda narra che a metà anni Novanta abbia prestato un milione di dollari al River Plate, ottenendo in cambio di poter scegliere due fra i cinque giocatori più promettenti del club argentino e rivenderli in proprio. Come fossero capi di bestiame. Quei due giocatori si chiamavano Hernan Crespo e Fabian Ayala, e nella stessa estate arrivarono in Italia per vestire rispettivamente le maglie di Parma e Napoli. Uno con cui sarebbe stato meglio non fare i furbi, dunque; tanto più dopo la tranvata presa con Marcelo Simonian dopo la cessione di Javier Pastore. Ma Zamparini è uno che persevera. E allora al povero Dybala toccherà pedalare ogni domenica come quella passata. Non per riscattarsi, ma per pagarsi il riscatto. Ché ormai non se lo ripiglia nemmeno Mascardi, e allora il primo a doversi salvare è proprio lui, altro che il Palermo.