Il Barcellona, un modello. D’autocrazia – 2

Cari amici, ecco la seconda parte del mio articolo sul falso mito democratico del Barcellona. La prima parte è qui. Quandi ho iniziato a scrivere pensavo di concludere in due puntate, invece ne occorrerà una terza. Buona lettura.

Dalla conclusione di quell’affare Sandro Rosell ricava non soltanto un grande ritorno in termini di prestigio manageriale, ma anche un capitale di amicizie influenti. Innanzitutto quella con Ricardo Teixeira1, presidente della federcalcio brasiliana (CBF) ma soprattutto genero dell’ex presidente-autarca della Fifa, Joao Havelange. Un altro rapporto preferenziale viene stretto con la Traffic Sports2, un’agenzia brasiliana fondata nel 1980 a San Paolo dall’ex giornalista José Hawilla (che ha il vezzo di farsi chiamare J. Hawilla, come fosse J. R. Hewing di Dallas), il cui lavoro consiste nello sfruttamento commerciale a 360 gradi del prodotto calcio. Il che significa brokeraggio di contratti pubblicitari, acquisizione e commercializzazione di diritti televisivi, acquisto e gestione di partecipazioni sui diritti economici di calciatori, costituzione o acquisizione di club calcistici da utilizzare come punto di passaggio per calciatori da scambiare, logistica degli impianti sportivi.

José Hawilla

José Hawilla

Traffic Sports intermedia la firma del contratto ricavando una commissione del 5%, pari a 8 milioni di dollari3. Interrogato dalla commissione parlamentare sul perché la CBF abbia fatto ricorso a un’intermediazione per stipulare un accordo con la Nike, il dirigenteresponsabile per il Brasile della griffe americana Ingo Ostrowski risponde: “Chiedete alla federazione”4. Naturalmente omette d’aggiungere che quella stessa domanda andrebbe rivolta a Rosell.

L’amicizia fra l’attuale presidente del Barça e Teixeira continua e dà luogo a altri passaggi discutibili. Dopo aver lasciato l’incarico dirigenziale Nike si mette in proprio. Fonda la Bonus Sports Marketing e si lancia nell’acquisizione e commercializzazione dei diritti televisivi sulle partite di calcio. E li si verificano alcune coincidenze. Nel 2006 la CBF firma un contratto con un’agenzia d’intermediazione, dandole incarico d’organizzare amichevoli in giro per il mondo e garantire alla federazione un cachet di almeno un milione di dollari. Questa agenzia si chiama ISE, e elegge sede legale alle Isole Cayman. Il business CBF-ISE va avanti indisturbato, tanto che nel 2012 Teixeira firma un rinnovo decennale dell’accordo. La firma viene apposta in fretta e furia perché Teixeira sta per essere travolto dall’ennesimo scandalo, tanto da essere costretto pochi giorni dopo alle dimissioni5. E fra i motivi che portano alle dimissioni c’è anche quel contratto per le amichevoli. Il primo match che genera sospetti è un Brasile-Portogallo del 2008 giocato a Brasilia6. Gli inquirenti brasiliani scoprono che l’ISE versa in un conto della Uptrend Company, sede legale in New Jersey, 10,9 milioni di dollari relativi ai diritti di 24 amichevoli della nazionale brasiliana. Il destinatario del versamento risulta essere tal Alexandre R. Feliu7. Un modo patetico per nascondere l’identità di Rosell, che all’anagrafe fa Alexander Rosell i Feliu.

Un'azione dell'amichevole 2008 fra Brasile e Portogallo

Un’azione dell’amichevole 2008 fra Brasile e Portogallo

Messo alle strette, alla Rosell è costretto a ammettere di aver ricevuto quei denari. Però sostiene che si tratti di “onorari”, non di commissioni. Una bella supercazzola, ma basta e avanza per fargli scampare ogni appello alle responsabilità. Né gli mette ulteriore pressione il fatto che, come rivela A Folha de Sao Paulo8, a versare parte di quei denari provveda la signora Ana Carolina Wigand Pessana Rodriguez. Un nome e un cognome sproporzionati corrispondenti alla seconda moglie di Ricardo Teixeira9.

La storiaccia dei versamenti effettuati da ISE sul conto intestato al signor Feliu viene resa nota più o meno in contemporanea a quella dello strano percorso compiuto dal denaro che deriva dalla cessione di Neymar. Uno dei due casi sarebbe più che sufficiente per mettere in imbarazzo qualsiasi dirigente sportivo minimamente attento al requisito della trasparenza nell’esercizio del ruolo; due, poi, rappresentano un peso esorbitante. E per sovrammercato se ne aggiunge un terzo.

Succede infatti che lo scorso settembre Teixeira decida di eleggere la residenza a Andorra, uno staterello che oltre a essere un paradiso fiscale ha il vantaggio di non aver firmato col Brasile un trattato che consenta l’estradizione10. Rosell viene indicato come mediatore fra l’ex presidente della CBF e le autorità di Andorra affinché l’accordo per la concessione della residenza venga sveltito. E le cose non si fermano qui, perché un altro dettaglio s’aggiunge. Lo scorso aprile il Comitato Esecutivo della Fifa dichiara Havelange e Teixeira colpevoli di avere intascato tangenti – spacciate per commissioni – dalla ISL nel contesto del gigantesco affare dei diritti televisivi11. Ai due viene comminata una multa da 2,5 milioni di dollari, che viene regolarmente saldata ma non dai diretti interessati. Come rivela il quotidiano O Estado de Sao Paulo12, attentissimo nel monitorare la vicenda, la multa viene saldata da una società chiamata Bon Us, con passaggio di denaro attraverso il conto personale Peter Nobel, avvocato di Havelange. Da chi è controllata questa Bon Us? Il nome somiglia un po’ troppo a quello della Bonus Sports Marketing, ma le informazioni disponibili non autorizzano a certificare il nesso. La catena da seguire per risalire al controllo di questa società è lunga, ma compiendo tutti i passaggi se ne viene a capo. Il nome del suo presidente non viene dichiarato, ma da una visura risulta che la società è azionista della Co-Invest SP. Z.O.O., che ha sede legale in Polonia. Di questa società polacca è socio Joan Besoli, che è anche socio dello studio Comptages SL. A proposito di quest’ultimo vengono fuori altri due dettagli pesanti: si tratta dell’agenzia che ha curato la pratica per la concessione a Teixeira della residenza a Andorra; e ha come altro socio Sandro Rosell.

La facciata del palazzo in cui Teixeira va a risiedere, a Andorra (foto tratta da A Folha de Sao Paulo)

La facciata del palazzo in cui Teixeira va a risiedere, a Andorra (foto tratta da A Folha de Sao Paulo)

Il risultato di tanto bailamme è che le autorità di Andorra rivedono la loro posizione e revocano la residenza a Teixeira13. All’inizio di dicembre l’ex presidente della CBF viene invitato a levarsi dai piedi e a cercarsi un altro riparo dalla giustizia brasiliana14. E Rosell? Rimane al suo posto come se nulla fosse. E mentre il compare d’affari è costretto a cercarsi un’altra sede di latitanza, lui posa sorridente davanti alle telecamere per presentare l’innovativa partnership commerciale tra Barcellona e Intel15.

La presentazione della partnership tra Barcellona e Intel

La presentazione della partnership tra Barcellona e Intel

La democratica e partecipativa platea di soci blaugrana non batte ciglio. E non è la prima volta che si manifesta una così cinica indifferenza della tifoseria verso l’agire dei massimi dirigenti. Anche il predecessore di Rosell, Joan Laporta, poté operare indisturbato nel compiere traffici grossolani.

2. continua

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Il Barcellona, un modello. D’autocrazia – Parte prima

Cari amici, pubblico oggi la prima parte di un articolo sul Modello Barcellona. A domani per la seconda. Buona lettura.

Un falso mito. Più da vicino si guarda il Barcellona, più si scopre quanta distanza sia necessaria per credere all’immagine stereotipa, politicamente corretta, del club etichettato come esempio di partecipazione democratica. Tutta propaganda, mescolata alla pigrizia mentale di chi prende per buono il racconto mainstream e rimasticandolo lo rafforza. Come se bastasse un numero di soci prossimo ai 200.000, o che quei quasi 200.000 eleggano a scadenze più o meno regolari il presidente del club, per assicurare alla comunità tifosa un controllo sulla governance e, in ultima analisi, un reale esercizio della propria responsabilità. É qui lo scarto fra propaganda e realtà: la platea democratica barcellonista è come il popolo delle primarie: un parco buoi da mobilitare nell’esaltante rito della selezione di leadership autocratiche e oligarchie autoreferenziali, e da lì in poi incapace di condizionare e arginare l’agire degli eletti.

Chi continua a spacciare il Barça come modello virtuoso di gestione societaria è disinformato o in malafede. La platea democratica di quasi 200.000 soci non ha impedito che il club blaugrana sia uno fra i più indebitati al mondo (con 334 milioni di de netto registrato nel 2013, cifra persino virtuosa rispetto ai 578 milioni del 20101), e che sia stato risucchiato nell’orbita di un fondo sovrano del Qatar. Alla faccia di chi continua a parlare di “simbolo della catalanità”. Soprattutto, l’esistenza di un (presunto) controllo democratico da parte della base dei soci non ha impedito che alla presidenza del club venissero eletti squali della finanza, e che come tali prendessero a agire usando il Barcellona per condurre affari opachi. L’ultima conferma di questo andazzo si è avuta con le notizie diffuse nei giorni scorsi, relativamente alla denuncia spiccata dal socio Jordi Cases nei confronti del presidente Sandro Rosell, eletto nel 2010. Motivo: il misterioso costo dell’acquisto di Neymar, realizzato la scorsa estate, e rispetto al quale balla uno scarto di 40 miliardi. Pinzillacchere, quisquilie.

 

Sandro Rosell

Sandro Rosell

Che quell’affare fosse pieno di misteri s’era capito immediatamente, e c’erano numerose condizioni di partenza a renderlo sospetto.

Innanzitutto il fatto che il calciatore provenisse dal Santos, club definitivamente colonizzato dai fondi d’investimento e incapace di fare qualsivoglia operazione di mercato senza il placet degli attori di quest’economia calcistica parallela.

In secondo luogo, il fatto che lo stesso calciatore fosse al centro d’una fitta rete di compartecipazione sui suoi diritti economici. Partendo dal cartellino di Neymar si potrebbe scrivere una ricca monografia in tema di finanza creativa. Il 40% dei diritti economici sul calciatore appartenevano (appartengono?) al fondo DIS, controllato dai fratelli Sonda, imprenditori della grande distribuzione nello stato di San Paolo2; un altro 5% era (è?) sotto il controllo di Terceira Estrela Investments S.A., meglio conosciuto come Teisa3, un fondo d’investimento costituito da tifosi vip del Santos che in un primo tempo aveva il solo intento di venire in aiuto al club in ristrettezze finanziarie, ma che immediatamente ha abbracciato logiche speculative con tanti saluti alla fede calcistica. Il restante 55% risultava appartenere al Santos.

 

Neymar

Neymar

Il terzo mistero riguarda il distinguo fra diritti economici e diritti federali. Che è materia complessa, la cui illustrazione richiederebbe tempo e spazio. Per una sua spiegazione vi rimando al mio libro Il lato oscuro del calcio globale, in uscita la prossima primavera. Per quello che riguarda il discorso condotto qui, risulta un bizzarro gioco contabile secondo cui vengono effettuati pagamenti separati per i diritti federali e per quelli economici.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo4, il primo a dare notizia della controversia, Cases sottolinea le anomalie nella suddivisione della cifra di 57,1 milioni di euro ufficialmente dichiarata per l’acquisto del calciatore. Di quella cifra, 17,1 milioni sono stati destinati al pagamento dei diritti federali, e secondo le percentuali stabilite fra Santos, DIS e Teisa. E i restanti 40 milioni? Risulta siano stati versati, a titolo di commissione, alla società N&N (Neymar e Neymar), costituita dal calciatore e da suo padre. Un’anomalia spaventosa, che per di più lascia il dubbio che siano andati interamente alla società dei Neymar.

Ovviamente è tutto quanto da provare, e Rosell è innocente fino a prova contraria. E tuttavia non si può fare a meno di sottolineare come non sia la prima volta che il presidente del Barça si trova al centro di casi imbarazzanti. Il suo curriculum era pieno di punti oscuri prima che venisse eletto alla presidenza del club, e altri ne sono giunti dopo la sua presa di potere. Durante gli anni Novanta è stato dirigente spagnolo della ISL (International Sports and Leisure), la società di commercializzazione dei diritti sulle manifestazioni sportive che fece bancarotta nel 2001, facendo passare pessime settimane al colonnello Blatter5. Successivamente è stato responsabile della Nike per l’America Latina, e in quel ruolo ha orchestrato l’operazione di sponsorizzazione della nazionale brasiliana che determinò la formazione di una commissione parlamentare d’inchiesta6.

(1. continua)