Fare shopping di club: ecco il vero calciomercato

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C’è un calciomercato in corso, sposterà pesantemente gli equilibri esistenti e inciderà sui campionati a venire. Ma contrariamente a ciò che state immaginando esso non riguarda i calciatori. A essere oggetto di transazioni sono club minori dei campionati europei, entrati nel mirino di investitori extraeuropei ben noti a chi segue le vicende dell’economia parallela del calcio globale nonché spinti da interessi esclusivamente finanziari e lobbistici. E la logica di questi investimenti è la stessa che vado illustrando con cadenza quasi quotidiana sin dal giorno in cui scrissi il post in cui spiegavo che la mossa della Fifa di mettere al bando terze parti e fondi d’investimento sarebbe stata inefficace. Annunciata a fine settembre 2014 e ufficializzata con la circolare 1464 dello scorso 22 dicembre, questa misura è già inefficace. E non soltanto perché la sua attuazione si presenta molto complicata, ma anche e soprattutto perché i gruppi d’investitori che nell’ultimo decennio hanno tirato su le varie formule di Third Party Ownership (TPO) si stanno riorganizzando per eludere il divieto. Lo fanno comprando club minori in giro per l’Europa. Soprattutto in Spagna e in Portogallo, ma non soltanto.

Le cronache delle ultime settimane ci raccontano di un intensificarsi delle manovre su questo versante, e rispetto ai casi che ho descritto nel post datato 1 ottobre 2014 se ne sono aggiunti altri. A metà dicembre i giornali portoghesi hanno riportato la notizia del cambio di proprietà al Leixoes, club della città di Matosinhos che milita in Segunda. A cedere la quota maggioritaria del pacchetto azionario (56%) è stato Carlos Oliveira.

Carlos Oliveira

Carlos Oliveira

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Il Carlos Oliveira di Resident Evil

Che è soltanto omonimo del protagonista della saga Resident Evil, e che da presidente della SAD (Sociedade Anonima Deportiva) è stato condannato nel luglio 2012 assieme a altri tre amministratori del club per abuso de confiança fiscal: nove mesi di prigione, pena sospesa, per non avere pagato l’IVA di agosto 2008 e dei mesi di maggio, giugno e luglio 2009. All’epoca dei fatti e della successiva condanna Oliveira era soltanto l’azionista di maggioranza del Leixoes. Ma a giugno del 2014 ne è stato eletto presidente dall’assemblea dei soci del club, cioè dall’entità democratica che va distinta dalla SAD. Ciò che è ulteriore dimostrazione di come non sempre la partecipazione democratica dei tifosi-associati è di per sé garanzia di una maggiore qualità nella scelta dei vertici e nel controllo sulla governance, e che a fare la differenza è una più alta consapevolezza dei tifosi stessi rispetto al ruolo che possono esercitare sulle sorti del loro club. Ma questo è un altro discorso. Più importante sottolineare che, al momento di insediarsi e riverstire il doppio ruolo di presidente della SAD e azionista di maggioranza, Oliveira prende l’impegno di ristrutturare il debito da 2,4 milioni di euro del club. Dopo nemmeno sei mesi Oliveira ristruttura il suo, di debito: e cede il suo pacchetto azionario, per una cifra che notizie ufficiose danno sui quattro milioni di euro, a un gruppo brasiliano, J Winners. Un soggetto “legato al mondo dello sport” di cui si sa poco o nulla. Le sole pagine web rintracciabili sono quelle collegate alla notizia del passaggio di proprietà al Leixoes. E da quelle notizie si ricava soltanto i nomi dei due personaggi che stanno mettendo la faccia sull’operazione. A gestire il progetto è Carlos Eduardo Rodella, esperto di investment management che si muove tra Portogallo e Brasile. E, soprattutto, a fare da front man è Jaime Marcelo Conceiçao, lottatore brasiliano di Mixed Martial Arts (MMA) nonché personaggio pubblico dai tratti forti e controversi.

Jaime Marcelo Conceiçao

Jaime Marcelo Conceiçao

Cosa c’entri uno così con un club di serie B portoghese non è dato sapere. Si sa per sicuro, invece, che dietro J Winners si celi un imprecisato gruppo d’investitori europei ansiosi di mantenere l’anonimato. Magari nei prossimi mesi scopriremo chi siano costoro. Intanto possiamo già registrare la facilità e l’opacità con cui un club calcistico può passare di mano nel mercato globale di oggi. Del resto, guardando a quanto successo a Bari e a Parma non siamo certo noi italiani a poterci formalizzare su questo fronte.

Con l’avvio dell’anno 2015 si stanno verificando altri due casi di shopping calcistico, con investitori extraeuropei pronti a mettere le mani su club del nostro continente costretti a cercare un acquirente purchessia. Dei due casi in questione, uno riguarda una trattativa conclusa mentre l’altro si riferisce a un negoziato in corso. Ma entrambi schiudono l’orizzonte su un sistema calcistico europeo ormai totalmente permeabile alle scorribande di affaristi e finanzieri, interessati a fare denaro attraverso il pallone e sovente già nel business nella gestione di diritti economici di calciatori.

Il primo dei casi in questione riguarda il Freamunde, altro club portoghese di Segunda che sta vivendo una stagione contraddittoria. Sul campo sta conducendo un campionato di vertice: terzo in classifica a un solo punto dalla coppia di vertice formata da Oliveirense e Tondela.

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Immagine di una partita fra Benfica e Freamunde

Fuori dal campo, invece, il club vive una pesante crisi finanziaria, coi calciatori che non percepiscono lo stipendio da cinque mesi e i tifosi che si mobilitano per realizzare una colletta. Fra l’altro, il Freamunde è stato protagonista (suo malgrado, va precisato) della stramba vicenda di un’amichevola-fantasma contro gli spagnoli del Ponferradina attorno alla quale si concentrò a agosto del 2014 un flusso anomalo di scommesse. Lo scorso weekend, al termine di un’assemblea iniziata nel pomeriggio di venerdì e andata avanti fino alle prime ore del mattino di sabato, i soci del club si sono dovuti rassegnare a compiere un passo che muta geneticamente il Freamunde. Hanno infatti votato per la costituzione di una SAD, e a seguire hanno dato parere favorevole alla cessione del 70% delle azioni a una compagine di investitori argentini il cui rappresentante portoghese è l’avvocato Miguel José Azevedo Brandao.

Miguel José Azevedo Brandao

Miguel José Azevedo Brandao

Costui è un personaggio molto addentro alle manovre che portano ai cambi di proprietà di club portoghesi, e soprattutto il loro passaggio sotto il controllo d’investitori esteri. Fu lui a favorire il passaggio del Beira-Mar di Aveiro sotto il controllo dell’avventuriero iraniano Majid Pishyar, presidente e CEO di una holding globale con sede a Dubai chiamata 32 Group, di cui è impossibile comprendere qualcosa.

Majid Pishyar

Majid Pishyar

Sul web ho trovato questa storia di una cittadina inglese, reduce da un tumore al seno, che aveva deciso di trasferirsi negli Emirati comprando un appartamento di nuova costruzione edificato da 32Group. A settembre 2012, dopo sette anni, aspettava ancora il rimborso della somma dato che dell’appartamento non si parlava più. Dal sito del 32Group si scopre che prima di arrivare al controllo del Beira-Mar la holding aveva gestito l’austriaco Admira Wacker e lo svizzero Servette Ginevra. Il primo fallito per debiti, il secondo quasi. Fra l’altro, Pishyar si lascia alle spalle in Svizzera anche degli strascichi extracalcistici. È questo il personaggio che Azevedo Brandao porta al Beira-Mar. E l’avvocato, da consigliere d’amministrazione del club aveirense, è in prima fila anche quando il club passa di mano a un altro personaggio tutto da raccontare: l’italiano Omar Scafuro.

Omar Scafuro

Omar Scafuro

Costui è già noto per un paio di vicende italiane. A fine anni Novanta prova a comprare l’Avellino raccontando di avere alle spalle il Milan di Berlusconi o, in alternativa, la Lazio di Cragnotti. Non era vero niente, e è Berlusconi in persona a smentire lasciandosi andare a una frase infelice (“Per me Avellino è come la Patagonia”). Poi nel 2006 Scafuro si ritrova al centro di una polemica sulla maxi-parcella assegnata alla sua società di consulenza Carrington and Cross dalla Regione Campania per stimare il debito della Soresa, la società regionale della sanità. Della vicenda finirà per occuparsi la Corte dei Conti. Nel frattempo Scafuro è in Brasile, dove compra un club delle categorie minori, il Leme. Da lì passa Willyan Barbosa, che per due stagioni transita dalle giovanili del Torino e viene successivamente acquistato dal Beira-Mar dopo che Scafuro acquisisce il controllo del club portoghese.E si tratta di uno degli affari più inspiegabili del club granata.

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Willyan Barbosa ai tempi delle giovanili del Torino

Il passaggio di proprietà del club portoghese avviene nel dicembre 2013, e i giornali portoghesi raccontano di un’acquisizione del club da parte del Gruppo Pieralisi, multinazionale marchigiana delle macchine industriali per lo sfruttamento del ciclo dell’olio di cui Scafuro è rappresentante per Spagna e Portogallo. Su questo passaggio di proprietà scrissi a febbraio dell’anno scorso un articolo per Panorama.it. Le cui conseguenze furono immediate. Sul versante portoghese, l’ambiente aveirense aprì gli occhi sul personaggio che ha preso il controllo del club. Sul versante italiano, il Gruppo Pieralisi prese immediatamente le distanze dall’operazione. E pochi giorni prima che l’articolo (rimasto due settimane in attesa di pubblicazione) venisse caricato sul sito di Panorama, Scafuro era già fuori dal Gruppo Pieralisi. Rimane invece ben in sella al Beira-Mar, e gli tocca difendersi dall’accusa di non aver pagato a Pishyar l’acquisizione del club. Due galantuomini. A novembre scorso un’assemblea generale convocata dal 32 Group decreta la cacciata di Scafuro, che però fa ricorso al Tribunale di Aveiro e si vede dare ragione tornando così al vertice della SAD. Quanto alla situazione finanziaria del club, è un disastro.

Quando si catena il balletto fra Scafuro e Pishyar per il controllo del Beir-Mar, Azevedo Brandao si è già dimesso da consigliere del club e lavora per favorire l’accesso al calcio portoghese da parte di altri gruppo d’investitori. E porta a compimento la missione col Freamunde, il cui 70% viene acquisito dall’argentina Goldplayers. Che è una società di agenti di calciatori retta da Alejandro Bouza e Alberto Lavalle, ai quali per l’acquisizione del Freamunde si è associato il Nicolas Amato. Guardando alla lista dei calciatori assistiti si legge anche i nomi degli italiani Albano Bizzarri (Chievo) e Lucas Biglia (Lazio). Ma si tratta di una lista non aggiornata, dato che nelle schede personali Bizzarri viene dato ancora in forza alla Lazio e Biglia all’Anderlecht.

Albano Bizzarri

Albano Bizzarri

Lucas Biglia

Lucas Biglia

Che interesse può avere Goldplayers nell’acquistare un club della B portoghese? Indovinate un po’ voi. Un ultimo retroscena sulla vicenda: prima di prendere il Freamunde il gruppo argentino aveva provato a prendere l’Espinho. Pareva fatta, ma poi i soci del club preferirono consentire l’ascesa a un personaggio locale, Bernardo Gomes Almeida, leader di una coalizione denominta Movimento Centenario. Dunque per gli investitori argentini il Freamunde è addirittura una soluzione di ripiego.

L’altro caso di cui vi parlo riguarda la trattativa per l’acquisizione del Girona, club catalano che milita nella Segunda spagnola. Sommerso dai debiti, e col un proprietario Josep Delgado che in passato è stato oggetto d’una richiesta d’estradizione avanzata dallo stato polacco per reati fiscali e si rese pure irreperibile per 8 mesi, il club è in vendita. A trattarne l’acquisto è ancora una volta un gruppo argentino, e questo punto verrebbe da chiedersi se il peso non abbia preso quel ruolo di moneta globale del calcio che in altri settori appartiene al dollaro. A guidare il gruppo argentino ci sono due personaggi che per chi ha letto il mio Gol di rapina sono vecchie conoscenze.

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Uno è l’avvocato Ricardo Pini (affiancato in quest’avventura dal fratello Sebastian), che fino a luglio 2014 era presidente del club cileno Rangers Talca. Si tratta di uno dei club finiti nella lista dell’Afip (Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia delle entrate argentina) perché accusati di effettuare triangolazioni di calciatori a scopo di elusione fiscale. Un caso parecchio sospetto, per esempio, ha riguardato Santiago Garcia, ex del Palermo attualmente al Werder Brema.

Santiago Garcia

Santiago Garcia

Adesso il club è nelle mani di Jorge Yunge, un acquirente scelto dallo stesso Pini. L’altro socio argentino interessato al Girona è Humberto Grondona, figlio dell’ex presidente satrapo della federcalcio argentina, Julio. Grondona senior è morto lo scorso settembre, e questo era davvero l’unico modo per vedergli lasciare la poltrona di presidente federale. Il figliolo Humberto è da anni presidente dell’Arsenal Sarandì, club della serie A argentina che gioca in uno stadio intitolato a Julio Grondona. La famiglia innanzitutto. Pini e Grondona stanno cercando di comprare il Girona, e stando a quanto affermato dal Diari de Girona avrebbero al loro fianco fianco un investitore svizzero che lavora a Malta. Certe intersezioni le ho viste all’opera nel caso di Doyen Sport Investments, ma come al solito sono coincidenze. È invece una certezza che il gruppo argentino sia interessato anche e soprattutto a una speculazione immobiliare. Vorrebbero costruire una cittadella dello sport. Gli affari sono affari. Ma per adesso quello per l’acquisto del club catalano non va in porto, anche perché c’è da trattare con un osso duro come Delgado. Il quale vorrebbe versare i 650 mila euro proposti dagli argentini come anticipo per scalare il debito del club senza decurtarli dai 2,4 milioni da lui pretesi per cederlo. Gli argentini non ci stanno, e almeno su questo punto hanno ragione. Né si lasciano impaurire dal fatto che ci sia un altro gruppo di investitori pronto a prendere il Girona, Viene da Singapore, e è costituito da connazionali del nuovo proprietario del Valencia, Peter LIm, vogliosi di emularlo. E non ci stanno a maggior ragione perché intanto guardano anche altrove per acquistare un club europeo. Hanno messo gli occhi sugli scozzesi del St. Mirren. Perché la logica è sempre quella: un club vale l’altro, e in qualsiasi paese. Ciò che conta sono gli affari. Ma a differenza dei tifosi portoghesi o spagnoli, quelli scozzesi non ci stanno. Si vedrà come andrà a finire.

Schermaglie sono in pieno corso, dunque. Ma non crediate che si stia parlando di vicende distanti dalla realtà italiana. Interrogatevi piuttosto sulla strana situazione di alcuni club nostrani di A e di B. Qualcuno fra questi pure in (apparente) buona salute sia sul piano economico che su quello dei risultati sportivi. Il vero calciomercato si svolge nell’ombra e riguarda la scalata ai club da parte di gruppi d’investitori. E sperate di non accorgervene quando ormai sarà troppo tardi.

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Chi è Peter Lim, candidato acquirente di una quota di minoranza del Milan (anticipazione da “Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale”)

Cari amici, come molti di voi sapranno è in uscita (23 aprile) il mio libro “Gol di rapina”, in cui racconto l’invasione dell’economia parallela nel calcio globale. E’ di questi giorni la notizia che il Milan si appresti a cedere il 30% del proprio pacchetto azionario a investitori asiatici. A questo proposito, si parla di capitali arabi ma anche di un magnate singaporiano chiamato Peter Lim. I pochi giornali italiani che hanno cercato informazioni sul personaggio ne hanno dato un quadro molto superficiale. Per quanto mi riguarda, mi sono imbattuto nella figura di Peter Lim diversi mesi fa mentre lavoravo al libro. Tutto ciò che trovate nel frammento che segue, che è solo una piccola parte di un paragrafo del vasto capitolo dedicato a Jorge Mendes, è stato scritto fra dicembre e gennaio. Buona lettura,e  arrivederci in libreria.

 

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[…]Jorge Mendes, (…) non perde l’occasione di proporsi come punto di raccordo fra club in cerca di un nuovo proprietario e finanzieri extraeuropei a caccia d’investimenti nel mondo del pallone. Uno di questi è il singaporiano Peter Lim, il figlio di un pescivendolo che ha costruito una ricchezza stimata per il 2010 da Forbes in 1,5 miliardi di dollari e collocata al seicentocinquantacinquesimo posto su scala mondiale.

 

Jorge Mendes

Jorge Mendes

Peter Lim

Peter Lim

 

Nel mondo degli affari parte come broker e realizza investimenti fortunati, soprattutto nell’agribusiness. Come quello dell’olio di palma, effettuato con un impegno da 10 milioni di dollari nella Wilmar International Limitede orientato principalmente alla produzione di biocarburanti. Wilmar International è una società che si è guadagnata una cattiva fama sul piano globale per via delle pessime performance ambientali. Una classifica stilata ogni anno da Newsweek denominata Green Rankings, ha relegato Wilmar International all’ultimo posto d’una lista di 500 compagnie internazionali. Per questo motivo, in seguito alle pressioni della Rainforest Foundation, il fondo pensioni del governo norvegese (che è il fondo più grande del mondo, costituito attraverso il surplus dei proventi da commercio di petrolio), ha escluso nel 2013 Wilmar International dai suoi investimenti. Lim ha anche una grande passione per lo sport, specie per quei segmenti che presentano ampi margini di redditività. In questo senso, la sola eccezione viene dalla donazione di 10 milioni di dollari al comitato olimpico di Singapore a favore dello sviluppo dei giovani talenti locali. Per il resto, si tratta di investimenti in brand di grandissimo impatto sul piano globale. A partire dall’acquisto di una significativa quota della McLaren Automotive, concluso nel 2011. É stato anche proprietario dal 2002 di una catena di bar dislocati in diversi paesi asiatici e licenziatari del marchio Manchester United, club di cui Lim è tifoso dichiarato: un accordo decennale da 1,3 miliardi di dollari. Questo dettaglio non gli giova quando nel 2010 prova a comprare il Liverpool, la cui tifoseria è rivale storica di quella dei Red Devils. Il tentativo va a vuoto, ma Lim non demorde dall’intenzione di investire nel calcio europeo. Manifesta interesse per l’acquisto dei Rangers Glasgow, e benché anche questa opportunità sfumi insiste nell’idea di comprare un club. E a quel punto, a chi si rivolge per avere qualche chance di centrare l’obiettivo? Ovviamente a Jorge Mendes. Che presenta al finanziere singaporiano la possibilità di rilevare il Middlesbrough, club retrocesso nella serie B inglese al termine della stagione 2008-09. Per il boss di Gestifute si tratta dell’ennesimo club amico. Lì realizza traffici giocando di sponda con l’Atletico Madrid e il solito Peter Kenyon.

 

Peter Kenyion

Peter Kenyion

 

Si parla di un’offerta d’acquisto da 60 milioni di sterline avanzata da Lim, ma il club smentisce inglese smentisce parlando di una speculazione mediatica. Ordinarie schermaglie, rispetto alle quali non sapremo mai la verità anche perché l’affare non va a conclusione. Ma di sicuro ci sono due cose: che Lim è fortemente intenzionato a investire in un club europeo appartenente a uno dei paesi calcisticamente più avanzati, e che Mendes ha un peso rilevante anche nel Middlesbrough.

Per quanto riguarda il primo aspetto, va rilevato come soltanto pochi mesi prima la stampa spagnola avesse parlato del possibile acquisto d’un rilevante pacchetto azionario dell’Atletico Madrid da parte di Lim. L’operazione viene data vicinissima alla conclusione ma poi non si realizza. Pare che l’ostacolo stia nella volontà del presidente colchonero Miguel Ángel Gil Marin di trovare qualcuno che porti soldi freschi senza però assumere il controllo del club. E chi non vorrebbe fare il padrone coi soldi degli altri? Comunque i rapporti fra Lim e Atletico Madrid rimangono buoni, come dimostra la gara amichevole giocata il 23 maggio 2013 dalla squadra spagnola a Singapore contro una selezione nazionale. Si tratta di un evento di fundraising a beneficio del comitato olimpico di Singapore. L’Atletico vince 2-0 e si aggiudica la Peter Lim Charity Cup.

 

 

 

Un gran colpo propagandistico, come altri che il magnate mette a segno mettendo il calcio sullo sfondo. Un altro esempio di questo genere è l’ostentata amicizia con Cristiano Ronaldo, che come si è visto quando c’è da strusciarsi coi ricchi sfondati non si tira mai indietro.

 

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Cristiano Ronaldo, la fidanzata Irina Shaik e Peter Lim

Per quanto riguarda l’influenza di Mendes a Middlesbrough, se ne avrà un altro segno qualche mese dopo con l’ingaggio di Aitor Karanka come allenatore. Avviene a novembre del 2013, quando il tecnico spagnolo viene chiamato a sostituire Tony Mawbray.

 

Aitor Karanka

Aitor Karanka

Tony Mawbray

Tony Mawbray

La figura di Karanka ha un significato particolare. Per tre anni è stato il vice di Mourinho al Real Madrid, nei cui quadri tecnici era già inserito prima che il portoghese venisse ingaggiato. Ma nonostante ciò, quando Mourinho negli ultimi mesi rompe definitivamente con l’ambiente Karanka si schiera con lui bruciandosi la piazza. La prova definitiva si ha quando Karanka si schiera dalla parte del tecnico portoghese nel conflitto contro Iker Casillas, uno dei senatori madridisti relegato in panchina per ragioni politiche più che tecniche. Chiusa la parentesi madridista, Mourinho propone a Karanka di seguirlo al Chelsea per fargli da vice anche lì. L’ormai ex madridista declina l’offerta perché vuole provare l’avventura in proprio, ma ciò significa che per qualche mese rimane a spasso. Fino a che non si libera la casella giusta. E a quel punto l’agente di  Mourinho provvede a saldare il debito. In ragione di questa libertà di movimento col Middlesbrough, Mendes fa intravedere a Lim la possibilità di acquistare il club. Poi si presenta l’opportunità di acquistare il Valencia, club in profonda crisi finanziaria e esposto per 305 milioni col gruppo Bankia. Un’occasione particolarmente invitante per qualsiasi investitore. Tanto più che allo stesso Mendes viene richiesto di dare una mano nella ricerca di un investitore. E lui porta proprio Lim. Lo fa per un motivo molto semplice: i due sono soci d’affari, e in più di un’impresa. Fra esse ritroviamo una nostra conoscenza recente: la QSI (Quality Sports Investments), di cui il magnate singaporiano è uno dei finanziatori. Alla fine anche il Valencia si aggiunge alla lista delle scalate calcistiche fallite da Lim. Ma si può star sicuri che i tentativi non si fermeranno qui, e che anche in occasione dei prossimi il magnate singaporiano avrà al proprio fianco il boss di Gestifute. E di questo ininterrotto legame si ha una dimostrazione ai primi di febbraio del 2014. In quei giorni un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited (MCL), compra il 100% di due calciatori del Benfica: Rodrigo e André Gomes. I lettori più vispi ricorderanno che ai due si è fatto cenno nel capitolo dedicato al Portogallo, e specificamente nella parte in cui si parla dei fondi dedicati ai singoli club. Come si è detto, nell’estate 2013 il Benfica Stars Fund ha acquistato il 24% di André Gomes e il 20% di Rodrigo. A febbraio giunge il MCL e compra i due calciatori per una cifra semplicemente scandalosa: 45 milioni di euro.

 

Rodrigo

Rodrigo

Andre Gomes

Andre Gomes

 

Una somma tanto più scandalosa se si pensa che Rodrigo è un discreto calciatore e nulla più; e che André Gomes, al momento dell’acquisto da parte di MCL, ha giocato la bellezza di due partite in campionato subentrando in entrambi i casi al novantesimo minuto. Altra stranezza: a dispetto di una spesa così ingente, i due calciatori vengono lasciati a Benfica fino alla fine del torneo. Come mai? Risposta sconosciuta. Quella che invece viene fornita riguarda il nome del finanziatore di MCL: è Peter Lim. Motivo di un investimento così spropositato? Forse un giorno sapremo, chissà.