ESCLUSIVA – Intervista coi creatori di Football Leaks

Da settembre pubblicano documenti riservati sul lato meno confessabile dell’economia globale del calcio. Si tratta degli anonimi componenti del collettivo Football Leaks, un gruppo di autori portoghesi che sfruttando un server russo divulgano con cadenza quasi quotidiana delle verità che i potenti del calcio e della finanza vorrebbero tenere nascoste. Una valanga di dati, cifre e transazioni che in qualche caso confermano sospetti esistenti, e in altri casi schiudono scenari inimmaginabili. Ovviamente il loro agire ha destato allarme, e hanno originato denunce e indagini. A noi invece è parso interessante provare a sentirli, per dar loro voce attraverso un’intervista collettiva via mail. A firmarla e divulgarla in tre lingue (francese, italiano e portoghese) sono @baavin, @domrousseaublog, @oartistadodia e @pippoevai.

 

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La prima domanda riguarda il contesto in cui Football Leaks nasce, il Portogallo: come mai, a vostro giudizio, questo paese è così importante per l’economia grigia del calcio?

Quando abbiamo avviato questo progetto, lo scorso settembre, il nostro principale obiettivo era mettere n evidenza tutti gli aspetti controversi e le menzogne dei club portoghesi, perché noi abbiamo sede in Portogallo. La scorsa estate è stata la più intensa di sempre in Portogallo, ci sono stati molti trasferimenti clamorosi e molte domande prive di risposta, riguardanti soprattutto lo Sporting Lisbona. Abbiamo deciso di aiutare la gente aa capire cosa fosse successo e ci siamo dedicati a smascherare i fatti. Nel frattempo raccoglievamo molti documenti riguardanti altre leghe nazionali e specialmente le TPO. In questa fase siamo concentrati su queste ultime, perché riteniamo che la gente e la stampa abbiano bisogno di conoscere le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, e dopo avere analizzato diversi ERPA [Economic Rights Participation Agreement, Accordo di Partecipazione sui Diritti Economici, ndr] di differenti società, abbiamo concluso che Doyen è chiaramente la più dannosa per i club, a causa delle molte clausole aggressive che rompono la stabilità contrattuale tra i club e i calciatori.

Avete mai scambiato mail con Nélio Lucas?
Non abbiamo mai parlato con Nélio Lucas, e siamo molto sopresi dalle accuse di Doyen riguardo nostre pressioni o richieste. La temporalità [di queste voci sulle presunte richieste] è stata perfetta, e la sola spiegazione per questa cosa è un disperato tentativo di screditare Football Leaks.

Siete stati accusati di avere rubato documenti tramite atti di pirateria informatica e di avere violato la proprietà intellettuale. Cosa rispondete a queste accuse?

È possibile che pubblicando questi documenti abbiamo violato le leggi sulla proprietà intellettuale di diversi paesi, ma questo è il solo modo per svelare al mondo la verità. Per esempio, presto mostreremo contratti firmati con effetto retroattivo, ciò che è pratica comune negli affari tra i fondi e i club. Uno di questi casi riguarda un contratto datato 30 marzo 2015, del quale proviamo che in realtà è stato firmato a giugno del 2015.

Avete pubblicato documenti molto recenti, uno fra questi su un meeting della Lega portoghese che si è tenuto appena due settimane fa. State ancora cercando e raccogliendo nuove fonti e nuovi materiali da pubblicare?

Sì, e incoraggiamo chiunque a inviarci ulteriori documenti.

Come mai pubblicate al massimo tre documenti al giorno? Sembra che voi facciate una selezione dei documenti da svelare a partire da un criterio. Come mai non li caricate tutti in una volta, di modo che i giornalisti, i tifosi e tutte le persone interessate possano fare le proprie analisi investigative da sé?

Cerchiamo di mantenere viva l’attenzione sul fenomeno. Se pubblicassimo tutti i documenti in una volta, probabilmente dopo un mese il pubblico non ne parlerebbe più.

C’è una teoria secondo cui il server di Doyen Capital sarebbe la sola fonte di tutte le vostre informazioni, compresi tutti i club come Porto e Sporting. Confermate?

No. Abbiamo un’ampia varietà di fonti.

Quali sono le vostre motivazioni? Volete denunciare il sistema, o riformarlo, o vederlo esplodere?
La nostra motivazione è semplice: i tifosi non sanno mai quello che succede davvero dietro le quinte, e perciò noi vogliamo mostrare tutto ciò. Noi amiamo l’essenza del gioco, ma odiamo tutte le forme di business coinvolte e il modo in cui le entità offshore sono legate ai club e ai calciatori. Grazie alla nostra attività la gente e la stampa finalmente comprendono le dannose interferenze delle TPO nelle politiche dei club, ciò che fra l’altro viola il Regolamento Fifa sullo Status e i Trasferimenti dei Calciatori, articolo 18bis. Per esempio, il caso del Twente è stato uno scandalo in Olanda, ma i documenti che abbiamo pubblicato mostrano che si tratta di un problema che riguarda non soltanto il Twente, ma anche diversi altri club europei. La differenza sta nel fatto che la KNVB [la federcalcio olandese, ndr] rispetta la legge, mentre altre federazioni come quelle portoghese, spagnola e brasiliana non lo fanno.

Come mai così pochi documenti su Jorge Mendes e la Gestifute? Difficoltà di accesso ai documenti, o una vostra scelta?

A settembre in molti ci hanno accusati di lavorare per il Benfica, e si trattava di accuse ridicole. Ci chiedono di pubblicare documenti su questo o quello, ma non possiamo pubblicare documenti che non abbiamo. E purtroppo sembra proprio che non abbiamo molti documenti su Gestifute.

Come selezionate i documenti da pubblicare? Per tema? Per esempio, Sporting, Doyen e così via? Da quando pubblicate i documenti avete ricevuto appoggio dalla gente del calcio?
La selezione parte in modo causale, ma poi cominciamo a fare delle connessioni. Si tratta di un processo duro e dispendioso, ma anche utile perché impariamo qualcosa giorno dopo giorno. Facciamo grande attenzione alle reazioni sui social network, e adesso riscontriamo importanti reazioni su di noi. Sorprendentemente, gran parte provengono dagli Usa. È come se avessimo avviato una nuova era nello sport.

Avete dei documenti in serbo sui soci occulti di Doyen?

Sulla base di ciò che sappiamo di Doyen, non ci sono soci occulti. Tutto ciò che poteva essere mostrato, è stato mostrato. Ma stiamo continuando a analizzare le informazioni, e se troveremo altri documenti li comunicheremo.

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Le strane idee di Doyen sul mestiere di giornalista

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Nelio Lucas, CEO di Doyen Sports Investments

 

Quelli di Doyen sono nervosi.

Lo si capisce dalla frequenza con cui il suo ufficio stampa diffonde comunicati nell’ultimo periodo, nel tentativo di arginare la valanga scatenata dalle pubblicazione dei documenti di Football Leaks. Dai quali emerge una serie di retroscena che il fondo maltese capitanato dal senhor Nelio Lucas preferirebbe non venissero resi noti, e che hanno già terremotato la situazione del Twente. Nel complicato tentativo di arginare i danni all’immagine, Doyen inonda le redazioni di comunicati in cui un po’ scredita il lavoro del team di Football Leaks e un po’ ammonisce i giornalisti affinché non facciano da grancassa ai documenti leaked, perché potrebbero scontarne le conseguenze.

L’ultimo esercizio di questo tipo è stato piazzato nella serata di ieri, con un documento in lingua inglese intitolato Comunicato su Football Leaks. Ecco a seguire il testo tradotto, con le parti in grassetto riportate come nell’originale:

 

Dal momento in cui è apparso il sito Football Leaks, che proclama di essere il difensore della trasparenza nel mondo del calcio, Doyen Sports ha cercato di spiegare le vere intenzioni degli autori del sito.

Lo scorso 4 ottobre Doyen ha segnalato alla polizia portoghese i numerosi crimini di cui è stata vittima. Abbiamo fornito alle autorità tutto ciò che ci è stato richiesto, comprese le prove che i gestori del sito hanno provato a estorcere denaro alla compagnia in cambio del loro silenzio. Il tentativo di discredito è stato associato a ripetute minacce verso Doyen e i suoi rappresentanti.

Doyen Sports attende i risultati dell’investigazione condotta dalla polizia. Comunque, dobbiamo ribadire che non tutti i documenti tratti da football leaks e riportati dai media sono autentici. Le reiterate notizie su alcuni temi hanno avuto numerosi effetti, sicché ricordiamo quanto segue:

  • Gli autori di Football Leaks hanno perpetrato una serie di reati;
  • I portali d’informazione che insistono a pubblicare documenti presi da quel sito contribuiscono alla pratica della diffusione illegale di documentazione privata e riservata;
  • Tutti i contatti fra giornalisti e autori del sito possono essere soggetti a investigazione.

 

 

Fin qui il comunicato di Doyen. In cui trova spazio una serie di accuse agli autori di Football Leaks, che vanno dal tentativo di estorsione al furto di materiali sensibili, fino alla manipolazione dei documenti pubblicati. Rispetto a queste accuse non c’è molto da aggiungere, ma piuttosto da aspettare i risultati delle indagini. Se davvero gli autori del sito hanno compiuto le violazioni segnalate, ne pagheranno le conseguenze. Altrimenti toccherà a Doyen dare spiegazioni. Un esercizio che per il fondo diretto dal senhor Nelio Lucas sarebbe una novità.

Inoltre, del comunicato stampa diffuso ieri da Doyen meritano di essere segnalati altri due dettagli.

Il primo è quel riferimento alle conseguenze già causate dalla pubblicazione dei documenti: evidentemente la vicenda del Twente è una ferita dolorosissima.

L’altro dettaglio riguarda l’avviso ai giornalisti, i cui contatti con gli autori del sito “possono essere soggetti a investigazione”. Precisazione tanto curiosa quanto inutile. Grazie dello zelo, senhor Nelio Lucas, ma la prossima volta si risparmi i suoi consigli. Noi giornalisti siamo capaci di stabilire chi contattare e chi no, e sappiamo pure che a volte è necessario contattare personaggi discutibili pur di far luce su realtà oscure. Del resto, a molti colleghi è capitato di intervistare fior di criminali di guerra o boss della malavita organizzata, senza che ciò significasse veder sminuita la propria missione giornalistica. Il giornalismo è cercare notizie e approfondire fatti, non certo passare comunicati stampa.

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Raul Jimenez, ovvero: il Benfica e il suo Mendesmarkt

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Luis Filipe Vieira e Jorge Mendes

Raul Jimenez

Raul Jimenez

Ormai possiamo chiamarlo Mendesmarkt. Il marchio sul calciomercato del Benfica, sempre più caratterizzato dall’impronta di Jorge Mendes.

Jorge Mendes

Jorge Mendes

L’ultimo affare della serie è l’acquisizione del messicano Raul Jimenez, proveniente dall’Atletico Madrid e nelle scorse ore impegnato con le visite mediche. Ma la lista dei calciatori arrivati e partiti sotto l’egida del superagente è  davvero lunga, e costituisce ormai la parte più rilevante della politica di trasferimenti del club encarnado. Che ha vinto le ultime due edizioni della Liga portoghese, ma è anche autore di un precampionato preoccupante. La rivoluzione avviata in giugno a causa di una difficile situazione economica e della partenza dell’allenatore Jorge Jesus, clamorosamente passato sulla panchina dei rivali cittadini dello Sporting Club Portugal, vede il principale punto di riferimento in Mendes. Che oggi è indiscutibilmente il personaggio più potente sulla scena del calcio globale, e si muove realizzando affari che hanno come principale effetto quello di rafforzare la sua vasta rete di potere politico e economico. Al Benfica il superagente è ormai una sorta di dirigente ombra, l’uomo cui il presidente Luis Filipe Vieira ha affidato la missione di rendere possibili gli affari più difficili. E Mendes opera in questo senso, ma facendo anche in modo che tutto quanto avvenga dentro il proprio, sterminato circuito di calciatori, tecnici, club alleati e dirigenti amici.

Luis Filipe Vieira

Luis Filipe Vieira

Il rapporto tra Jorge Mendes e il Benfica esiste sin dal momento in cui il potere del superagente ha cominciato a ampliarsi, come del resto è avvenuto con tutti gli altri club portoghesi. Ma nel periodo più recente l’impronta del boss di Gestifute  sul mercato delle Aguias si è fatta marcata. Il punto di svolta si ha nelle ultime ore del mercato invernale 2014, quando il club realizza un’operazione parecchio strana. Due suoi calciatori, Rodrigo e André Gomes, vengono venduti per una cifra che in quel momento viene giudicata esagerata: 45 milioni. A acquistarli è un fondo d’investimento, il Meriton Capital Limited, che decide di lasciare i due calciatori a Lisbona fino a giugno. Meriton è proprietà di Peter Lim, miliardario singaporiano che, incidentalmente, è anche socio di Jorge Mendes nei fondi Quality Sports Investments. In quella fase Lim sta pianificando la scalata al Valencia, e sarà lì che Rodrigo e André Gomes approderanno quando ancora il businessman di Singapore dovrà concludere l’acquisizione del club spagnolo.

Da quel momento l’ascesa di Mendes al Benfica è inarrestabile. Nell’estate del 2014 il superagente mette le mani su tre dei calciatori più in vista del Benfica B: Bernardo Silva, Ivan Cavaleiro e Joao Cancelo. I tre vengono presi in prestito con diritto di riscatto fissato per ciascuno a 15 milioni, e destinati a tre club molto vicini a Mendes: Monaco, Deportivo La Coruña e Valencia. A Monaco e a Valencia gli allenatori sono i portoghesi Leonardo Jadim e Nuno Espirito Santo, entrambi assistiti di Mendes. A La Coruña il presidente è Augusto César Lendoiro, il dirigente con cui Mendes realizzò la prima vera intermediazione da agente. In quell’occasione a La Coruña giiunse un portiere che rispondeva al nome di Nuno Espirito Santo. Sì, proprio l’attuale allenatore del Valencia.

Augusto Cesar Lendoiro

Augusto Cesar Lendoiro

Nuno Espirito  Santo

Nuno Espirito Santo

A fine stagione 2014-15 il Benfica vede andar via definitivamente i tre: Bernardo Silva e Ivan Cavaleiro al Monaco, Joao Cancelo al Valencia. E il ricorrere della cifra di 15 milioni richiama più di un’attenzione. Gli encarnados tirano anche un sospiro di sollievo vedendo andare via pure Bebé, preso nell’estate 2014  e spedito in Spagna a gennaio 2015, per andare a dare un contributo alla retrocessione del Cordoba. Bebé, rientrato dal prestito in Spagna, vi è tornato per provare l’avventura al al Rayo Vallecano. Il suo agente è ovviamente Jorge Mendes.

Bebé

Bebé

Del resto, l’uomo che attraverso Gestifute comanda le principali operazioni del calciomercato globale è ormai per Luis Filipe Vieira come una coperta di Linus. C’è da vendere Enzo Perez? Lo compra il Valencia dell’amico (di Mendes) Peter Lim. C’è da sbolognare Sidnei, tornato dal prestito all’Espanyol Barcellona? Ecco in soccorso l’altro amico (di Mendes) Lendoiro, che s’accorge di come il Deportivo La Coruña abbia giusto una lacuna sulla fascia sinistra. Bisognerebbe piazzare in Inghilterra i due argentini Salvio e Gaitan? Ecco che l’amico Jorge muove l’artiglieria pesante. I due vanno a braccetto persino alla finale di Champions a Berlino fra Barcellona e Juventus. E intanto  il superagente prosegue il reclutamento dei migliori ragazzi del Benfica B da parte di Gestifute. A gennaio del 2015 tocca a Gonçalo Guedes, che per entrare nell’orbita di Mendes rischia di affrontare un pesante contenzioso col suo ex agente Paulo Rodrigues. E a giugno scorso è il turno a Helder Costa che va in prestito al Monaco, altro club molto amico di Mendes. Riscatto già fissato per l’anno prossimo a 15 milioni, una novità.

Helder Costa

Helder Costa

In compenso gli encarnados si vedono recapitare tre calciatori del Rio Ave, definito Mendes F.C. da un servizio ospitato dal sito di Eurosport. Si tratta di Ederson, Diego Lopes e Hassan. Quest’ultimo non supera le visite mediche per problemi cardiaci e viene rimandato a Vila do Conde. E certo si verifica anche lo smacco di vedere il tecnico Jorge Jesus, ennesimo assistito di Mendes, fare di testa sua e andarsene dall’altra parte della barricata lisboeta. Ma il Benfica non ha certo la forza di recriminare contro il Signor Gestifute. Non può. E si presta addirittura a essere un mezzo delle prove di forza di Mendes contro i rivali di Doyen Sports Investments. Come avvenuto nel caso del giovane olandese di origine marocchina Bilal Ould-Chikh. Che è un tesserato del Twente, club molto vicino al fondo maltese, a sua volta proprietario di una quota dei diritti economici sul calciatore.

Bilal Ould Chikh

Bilal Ould Chikh

Il Benfica tratta col club e prende quello che viene identificato come “il nuovo Robben”, lasciando che sia poi il Twente a regolare la pendenza con Doyen. A orchestrare l’affare, ancora una volta, è Mendes. E adesso, ecco Raul Jimenez. Arrivato l’estate scorsa all’Atletico Madrid suscitando grandi aspettative, ma presto finito in retrovia causa mediocre rendimento. A ottobre 2014 Jorge Mendes compra il 50% dei diritti economici del messicano. Che adesso arriva al Benfica e si appresta a firmare fino al 2020. A chi andranno i denari pagati dal Benfica? Sarà possibile leggerlo nel consueto comunicato del Benfica all’autorità di Borsa? Sono tutti consapevoli che dal primo maggio scorso TPO e TPI sono messe al bando?

Interrogativi gravosi. E intanto un’analogia si fa largo. Quella con un altro superagente portoghese, che al culmine del  proprio potere si legò al Benfica  e da lì cominciò a affrontare una caduta rovinosa. Si tratta di José Veiga, e il presidente del Benfica con cui sia alleò era lo stesso Luis Filipe Vieira.

José  Veiga

José Veiga

José Veiga cadde anche perché soppiantato dalla scalata di un giovane rampante: Jorge Mendes. La vita è un cerchio, e prima o poi il periplo si compie.