Tifosi spariti e zero impatto economico: perché fare stadi privati? (Lettera 43, 11 aprile 2017)

Cari amici, pubblico la seconda puntata del mio approfondimento sugli stadi privati. La prima puntata si può leggere qui.

Schermata-2015-12-23-alle-18.22.12

Panorama non infrequente all’Olimpico

A Frosinone si può. Da quelle parti lo stadio di proprietà del club sta sorgendo in tempi rapidi e senza grandi clamori, al posto del vecchio Matusa. Soprattutto, la nuova opera viene concepita e realizzata senza perdere di vista la dimensione del club e del suo territorio. Quello che sta per essere ultimato è un impianto da poco più di 16 mila posti, tutti a sedere e coperti, che manderà in pensione l’inadeguato impianto attuale, destinato alla demolizione. I lavori dureranno meno di un anno. Tempi record per gli standard italiani. E in un eccesso di ottimismo si era addirittura parlato di consegna entro aprile 2017. Termine mancato, ma era francamente irragionevole. L’importante è che lo stadio sia pronto per l’inizio della stagione calcistica 2017-2018.

Per continuare la lettura cliccare qui.

 

Come sempre, al termine della lettura vi regalo un brano musicale.

 

Nicola Lagioia, anatomia di un radical flop – 3

005351036-a14ebf55-427f-4687-850c-b62dd0d4ed00

Nicola Lagioia mentre prova a capirci un cazzo da un reading de “La Ferocia”

Continua il recupero dei miei articoli pubblicati da Satisfiction. Buona lettura. Le altre due puntate sono leggibili qui e qui

Una bellissima lingua da slabbrare

L’italiano è una lingua bellissima. Opinione di Nicola Lagioia, espressa  nel corso di un’intervista televisiva dedicata al suo ultimo, ferocissimo libro. Me ne ha girato il link l’amico scrittore Marco Ciriello, uno che quando ci si mette sa essere persino più carogna di me. Intervista banalotta, ma non è per giudicarla che la richiamo. Se la menziono è per sottolineare la frase sulla suprema qualità dell’italiano. Sarà un’opinione che corrisponde al vero o no? Non saprei. E non credo nemmeno che una lingua nazionale debba essere bellissima, come non mi frega più di tanto che sia bellissima una costituzione. Per me conta che funzionino l’una e l’altra, e soprattutto che chi le usi ci metta la cura dovuta. In questo senso, il nostro Nicolino contribuisce o no al buon funzionamento della bellissima lingua italiana?
Ahimè, qui il dossier è imbarazzante.

Per proseguire la lettura, cliccare qui.

 

E dopo avervi ammannito cotanto orrore letterario, provo a risollevare il vostro morale con uno splendido brano musicale.

Calcio, cosa non torna sul business “salvifico” degli stadi privati (Lettera 43, 3 aprile 2017)

Cari amici, oggi recupero il primo di due articoli che ho scritto per il sito Lettera43, sul tema degli stadi di proprietà. Buona lettura. La puntata successiva è leggibile qui.

GettyImages-621416794

Gli spalti vuoti del Mapei Stadium

Famostistadi. Nella versione al plurale non è ancora diventato un hashtag, ma intanto la vicenda dello stadio della Roma ha fatto compiere uno scatto in avanti. I giorni delle polemiche tra la società giallorossa e la Giunta romana guidata da Virginia Raggi sono per il momento messi alle spalle. Non è detto che lo siano definitivamente, poiché la storia sembra tutt’altro che risolta. Molte cose vanno ancora messe a fuoco, e in ogni caso entrambe le parti vogliono provare a rimaneggiare la soluzione di compromesso raggiunta, per tirarla un po’ più verso sé.

Per proseguire la lettura, cliccare qui.

 

E dopo la lettura dell’articolo allego parte di una lunga intervista che ho rilasciato a maggio 2016.

 

Nicola Lagioia, anatomia di un radical flop – 2

Prosegue il recupero dei miei articoli pubblicati su Satisfiction. Buona lettura.

Le altre due puntate della stroncatura sono leggibili qui e qui

nicola la gioia tra gli olivi

Nicola Lagioia, braccia rifiutate dall’agricoltura

Ombra di salice, h. 16-17

Quando si vuol scrivere un Romanzo Mondo si deve essere pronti a metterci dentro il mondo intero. Deve essere stato questo il principio ispiratore di Nicola Lagioia, nel momento in cui si è seduto nella sua cameretta e ha iniziato a scrivere “La ferocia”. E tale principio, pedissequamente, è stato applicato. Non saprei dire perché mai l’autore se lo sia messo in testa né credo sia determinante saperlo. In fondo ognuno è libero di fare come crede. C’è chi si mette in testa lo scolapasta e chi l’idea meravigliosa di restituire i capelli ai calvi d’una nazione intera. Dunque ci può stare pure che qualcuno decida di scrivere un Romanzo Mondo, menzionado di continuo la luna in cielo e gli scarafoni in terra mentre descrive le vicende dei bipedi umani.

Per continuare la lettura cliccare qui.

 

E adesso ristoratevi l’anima con un buon brano musicale.

Nicola Lagioia, anatomia di un radical flop – 1

Da oggi prendo a recuperare i miei articoli pubblicati su Satisfiction.  Non posso che cominciare dalla stroncatura in tre puntate di “La ferocia”, l’orrendo romanzo di Nicola Lagioia che nei mesi successivi avrebbe vinto Premio Strega. Segnandone la definitiva decadenza. Buona lettura.

Le altre due puntate della stroncatura sono leggibili qui e qui.

images

Nicola Lagioa e il suo sguardo di contagiosa intelligenza

 

Dilettarsi con l’esegesi.

Esercizi d’estenuazione. Capita prima o poi a ciascuno di volersi infliggere una prova stremante, solo per rispondere a un’ansia di prestazione passiva che faccia da via per la fortificazione individuale. Ci si mette lì d’impegno e ci s’infligge pratiche dissipatorie innanzitutto della propria capacità di resistenza. Solo per vedere di quanta se ne dispone, e fino a dove ci si può spingere senza mollare la sfida. Ecco, per i cultori del genere “Esercizi d’estenuazione” vi propongo il must della stagione letteraria “Autunno-Inverno 2014-15″: la lettura di “La ferocia” di Nicola Lagioia, tomo della Einaudi esagerato in tutto. Nella quantità in primis: 411 pagine, quando 115-120 sarebbero state pure d’avanzo.

 

Per continuare la lettura, cliccare qui.

 

E dopo aver completato la lettura, godetevi questo brano musicale.

 

 

 

 

 

 

Parole – Se Benigni contromano cambia verso (La Repubblica – Firenze, 30 ottobre 2016)

benigni6

NO, anzi SI’

Qual è la parola della settimana? Senza alcun dubbio è contromano. Termine che esprime il concetto di “percorso in direzione proibita”, e che nel linguaggio specifico del Codice della Strada comporta una delle più pesanti infrazioni. Quella che fra tutte le furbate dell’automobilista è la più rischiosa, col suo mettere a repentaglio l’incolumità propria e quella altrui. E chissà se avrà pensato a tutto ciò Roberto Benigni, quando nei giorni scorsi a Roma ha infilato “in direzione ostinata e contraria” una corsia proibita per sorpassare la colonna d’auto che gli faceva da ostacolo. Del resto, si sa com’è di questi tempi: il mito della velocità s’è trasformato in coazione, tanto da fare sembrare cosa buona e giusta ogni azione che permetta di raggiungere più rapidamente l’obiettivo. Ma purtroppo per Benigni esiste anche un Codice della Strada, e fintanto che non verrà rottamato anch’esso in nome dell’altro grande mito contemporaneo (quello della semplificazione), le sue norme continueranno a essere valide. Per tutti. E poiché una pattuglia della Polizia Municipale era presente giusto lì dove l’infrazione veniva commessa, ecco che l’effetto è stato immediato: patente sospesa e ritirata.

Pare che il premio Oscar abbia cercato di giustificarsi, e è un peccato non sapere quale argomento abbia sfoderato per alleggerire una posizione non alleggeribile. Ma l’aspetto della vicenda che spicca più d’ogni altro è quello metaforico. Perché l’episodio avviene a coronamento di un periodo in cui Benigni ha confezionato una delle più spettacolari operazioni di “cambia verso” della recente storia politica italiana. Che pure è popolata d’incalliti trasformisti e voltagabbana, e dunque la compagnia è folta. Il fatto è che nel caso di Benigni la giravolta sul referendum costituzionale è stata di massima arditezza. Perché dall’essere cantori della “costituzione più bella del mondo” allo schierarsi per il suo stravolgimento passa uno scarto troppo grande per essere etichettato come mera evoluzione. Pare piuttosto una Sindrome Johnny Stecchino, con quel sosia praticamente identico ma che a giudizio dell’originale non gli somigliava per niente. E mica basta scarabocchiare un neo sullo zigomo per rendere uguale ciò che uguale non è mai stato o non lo è più. Si può benissimo cambiare idea e verso, e la cosa può essere coerente se quell’idea o quel verso non sono più in linea col nostro sentire. Ma come al solito c’è una misura nelle cose, e quella misura segna un confine fra il cambiar verso e l’andare contromano. Cioè fra l’evolvere del percorso e la furbata sbrigativa nonché pericolosa. Fortuna che almeno il Codice della Strada, queste cose, le sanzioni.

 

“Cose da spogliatoio”. La frase meno politicamente scorretta detta da Trump (Calciomercato.com,12 ottobre 2016)

'Cose da spogliatoio': la frase meno politicamente scorretta detta da Trump

 

Giù le mani dallo spogliatoio. È questo il senso dei molti messaggi pubblicati via social network da atleti che militano nelle leghe professionistiche nordamericane, in risposta a quanto detto da Donald Trump per giustificare l’ultimo scivolone in tema di sessismo. Nel corso del secondo duello fra i candidati alla presidenza degli Usa, il concorrente repubblicano (se ancora lo si può etichettare così) ha liquidato le sue frasi udibili in un vecchio filmato come“battute da spogliatoio”.

Per leggere il seguito dell’articolo cliccare qui.